Lupi non lascia: “Il Governo mi appoggia”. La “palla” a Renzi e Parlamento

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Marzo 2015 11:38 | Ultimo aggiornamento: 18 Marzo 2015 15:45
Alfano difende Lupi: "Non si dimette". La "palla" a Renzi e Parlamento

Alfano difende Lupi: “Non si dimette”. La “palla” a Renzi e Parlamento

ROMA – “Sono tranquillo, il Governo mi appoggia”. Il ministro Ncd Maurizio Lupi interviene alla Camera e prova a difendersi dalla vicenda giudiziaria di tangenti in cui non è indagato ma che ha comunque fornito più di qualche imbarazzo a lui e all’esecutivo Renzi.  Forte dell’appoggio di Angelino Alfano, Lupi non si dimette e aspetta “di riferire le sue scelte in Parlamento”:

“Confermo con molta chiarezza e forza che l’obiettivo che ha ispirato in questi mesi l’azione del mio ministero e del sottoscritto è, da una parte garantire la rapida ed efficiente realizzazione delle opere e dall’altra assicurare la massima trasparenza e correttezza”.

Il ministro, quindi, potrebbe arrivare ad affrontare la mozione di sfiducia di Sel e M5S. Potrebbe non farcela a superare quel voto se oltre all’opposizione qualcun’altro votasse contro di lui.

Ora il nodo politico di Lupi torna in mano a Renzi, il quale, in quanto premier, non ha il potere di sfiduciarlo personalmente. Così prevede la Costituzione. Era stato Renzi stesso a sollecitare il ministro a fare un passo indietro (anche se Lupi oggi dice che il premier non gli ha mai chiesto un “gesto spontaneo”). Salvo concedere qualche ora ulteriore sperando che non fosse necessaria una sua forzatura. L'”endorsement” di Alfano va ovviamente in direzione opposta.

Renzi potrebbe a questo punto tornare a parlare con Lupi, presentargli le dimissioni come l’unica via, e magari tenere per sé l’interim del ministero alle Infrastrutture in vista di un mini-rimpasto di governo dopo le Regionali di maggio. Oppure vedere che succede in Parlamento, con il rischio che al voto di sfiducia di Lega (che ha presentato un’altra mozione di sfiducia ma diretta ad Alfano), M5S e Sel si aggiunga parte del Pd. E se Renzi perdesse il controllo della maggioranza sarebbe un pessimo segnale di debolezza. Il Pd potrebbe votare, compatto, la sfiducia a Lupi? Significherebbe, allo stato attuale, la fine dell’alleanza con Ncd e quindi una crisi di governo molto probabile.

Matteo Orfini, che è il presidente Pd, lascia aperta ogni possibilità: “Ci sono aspetti da chiarire, bene la disponibilità a farlo. Ascolteremo il chiarimento del ministro, poi faremo le nostre valutazioni”. Il presidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda, parla di “dimissioni” opportune “anche se non si è indagati”.

Lupi, prudentemente, si è allontanato da Roma per qualche ora. L’impegno della mattinata di mercoledì ha un senso anche simbolico: il ministro è infatti a Milano, all’inaugurazione della fiera Made Expo. Come dire che farà il ministro fino all’ultimo. Expo, poi, è proprio una di quelle grandi opere finite nell’inchiesta sulle tangenti. Qui, in mezzo a qualche contestazione, dice:  “Voglio andare in Parlamento a riferire sulle scelte. Devo dare tutte le risposte politiche e individuali, la maggioranza valuterà sulle mie parole”.

Poi entra nel merito: tra gli arrestati c’è Stefano Perotti, ingegnere che per anni e anni ha diretto i lavori sugli appalti del ministero, e proprio Perotti ha regalato un prezioso Rolex al figlio di Lupi, Luca. Il ministro dice che non avrebbe mai accettato un orologio, “non mi serve”. Aggiunge anche di non aver mai fatto pressioni per far assumere il figlio.