Alfano: “Intelligence italiana funziona bene”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Novembre 2015 14:23 | Ultimo aggiornamento: 22 Novembre 2015 14:23
Alfano: "Intelligence italiana funziona bene"

Il ministro dell’Interno Angelino Alfano (Ansa)

ROMA – “Nel nostro Paese si può stare tranquilli, il sistema di intelligence funziona: poi nessun paese è a rischio zero”. Così il ministro dell’Interno risponde ad una domanda di Maria Latella che l’ha intervistato per Sky.

“La mia sedia è poca cosa rispecchio al rischio che si corre se vi fosse un attentato”, ha aggiunto. Poi un commento sulla Siria: “Se la Siria fosse bombardata senza un percorso di stabilizzazione potrebbe diventare una nuova Libia. Noi non abbiamo per oggi certezza che non si vada verso una Libia bis”.

Alfano ha parlato anche di Schenghen: “Occorrono alcune revisioni del codice Schengen per rendere più blindate le frontiere esterne. Non esiste nessuna confederazione di stati che abbia cancellato i confini interni e non presidiato quelli esterni. Ci sarà un immagazzinamento dati che comprimerà un po’ la nostra privacy su alcuni aspetti ma indispensabile in questo momento”.

“Per puntare alla sicurezza rinunciamo ad un pezzo della nostra privacy – prosegue il ministro – occorrono alcune revisioni per rendere più sicuri non i confini interni ma le frontiere verso l’esterno, non il passaggio tra i singoli paesi europei”. Alfano ha spiegato che “venerdì a Bruxelles abbiamo preso alcune decisioni: quando entri in Europa da un Paese esterno ci saranno controlli fatti dalla polizia: saranno visti i precedenti penali, non si guarderà solo il passaporto ma sarà inviato tutto ad una banca dati centrale che consulterà le varie banche dati dei Paesi. Per chi viaggia, per esempio, da Roma a Berlino si prevedono altri tipi di controlli, più intensificati rispetto a prima. Le banche dati delle compagnia aeree immagazzineranno i dati di ogni passeggeri, persino il sedile occupato; questo materiale per un anno sarà in chiaro, ovvero consultabile dalle polizie europee e per altri 4 anni, con maggiori difficoltà tecniche, sarà possibile comunque consultare tutti questi dati. E’ una compressione della privacy giustificata dalla necessità di dare maggiore sicurezza”, ha concluso il titolare del Viminale.