Dalemiani aprono a Vendola, Fli e Udc : il Pd fibrilla

Pubblicato il 28 Novembre 2010 22:24 | Ultimo aggiornamento: 28 Novembre 2010 22:39

Massimo D'Alema

Due iniziative dei dalemiani scuotono il Pd: l’apertura a Vendola per un nuovo atto fondativo del partito e la proposta di allargare le alleanze, in caso di voto, a finiani e centristi. Una ipotesi che il Pdl boccia come ”ribaltonista”. La prima, illustrata da Nicola Latorre sul ‘Corriere della Sera’, e’ volta ad allargare la struttura del partito, con l’ingresso di Sinistra ecologia e liberta’ di Vendola: un nuovo atto fondativo che e’ accolto pero’ con freddezza dal segretario del partito Pier Luigi Bersani. Il Pd e’ aperto a nuove collaborazioni nel centrosinistra ma, si ragiona in ambienti della segreteria, non si puo’ pensare al momento ad un vero e proprio atto fondativo del partito che coinvolga la sinistra.

La seconda, e’ di Massino D’Alema che in una intervista al ”Messaggero” ribadisce la necessita’ di un governo di responsabilita’ nazionale di fronte ”ad una crisi di sistema” che nessun governo ”di parte” puo’ risolvere. Ma, in caso di voto anticipato, ipotizza una alleanza con Fini e Casini. Su quest’ultimo punto in ambienti della segreteria si ribadisce che il Pd e’ aperto a nuove soluzioni, compreso il dialogo con i finiani: un dialogo, si puntualizza, che comunque dovrebbe eventualmente avere un obiettivo limitato nel tempo e in una cornice assolutamente eccezionale.

Enrico Letta, che interviene in serata dal Tg3, polemizza definendo una ”forzatura” l’idea di allargare a Sel: ”chiederei a tutti quelli che pensano al Pd come all’oggetto di un’Opa – dice il vicesegretario – di astenersi perche’ abbiamo assolutamente bisogno di un Pd forte. Vendola tante volte ha tentato di fare questa Opa, ma spero che da adesso in poi abbia un atteggiamento positivo e propositivo anche perche’lui da solo, con un pezzo di Pd, non va da nessuna parte”.

A bocciare senza appello La Torre e’ Giorgio Merlo che definisce la proposta ”una ricetta ridicola, grottesca e nefasta, che puo’ segnare la fine di quel Pd che abbiamo conosciuto all’atto fondativo”. Per Merlo ci sarebbero cosi’ solo due certezze: il Pd si trasformerebbe nel ”grande partito della sinistra italiana” e si appalterebbe ”ad altri, definitivamente, la riorganizzazione di tutto cio’ che e’ riconducibile al centro moderato”. ”Non siamo il Pci”, aggiunge. Sulla stessa linea altri esponenti democratici: i deputati Rodolfo Viola e Simonetta Rubinato osservano che ”l’idea di una forza politica semplicemente di sinistra nella quale far confluire la cultura vendoliana” con ”la scusa di neutralizzare l’effetto delle primarie, certifica la fine del PD come forza di centro sinistra”, e lo rende ”marginale”. Piu’ vicino a Latorre, invece, e’ Enrico Gasbarra, che definisce il senatore dalemiano ”un esponente politico esperto e capace ed uno tra gli azionisti piu’ autorevoli della maggioranza bersaniana. Quindi, la sua intervista difficilmente si puo’ considerare un semplice contribuito personale”.

Il Pdl attacca frontalmente l’ex premier sull’ipotesi di andare al voto con una alleanza insieme a Fli ed ai centristi di Casini: ”Governi dai nomi piu’ strani e strane ammucchiate tra partiti diversi: D’Alema cerca scorciatoie, perche’ la sinistra non ce la fa a battere Berlusconi con il voto”. dice Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, portavoce del premier Berlusconi. Maurizio Gasparri parla di tendenza di D’Alema ai ribaltoni:”l’ex segretario Pd non ha titolo per salire in cattedra proponendo ribaltoni, che tali sarebbero nonostante li si proponga abusando del termine responsabilita”.

Per Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl la proposta e’ ”comica”: ”Tutto questo – prosegue il dirigente del Pdl – e’ comico ancor piu’ che paradossale. Non siamo fissati con i comunisti, ma se questa e’ l’idea di democrazia del Pd e’ evidente che dalla falce e martello sono stati compiuti ben pochi passi avanti, e bene ha fatto Chiamparino a farlo notare ai suoi compagni di partito”.