Alluvione Genova, Claudio Burlando contro Adriano Sansa per Ferruccio Sansa candidato

Pubblicato il 16 ottobre 2014 12:38 | Ultimo aggiornamento: 16 ottobre 2014 13:00
Ferruccio Sansa, candidato M5s che non c'è. Claudio Burlando vs Adriano Sansa

Ferruccio Sansa. Intorno a lui guerra aperta tra il padre Adriano e Claudio Burlando

GENOVA. Infiamma la polemica fra Caudio Burlando e Adriano Sansa, entrambi ex sindaci di Genova, ora presidente uscente della Regione Liguria il primo, appena pensionato da presidente del Tribunale dei minori il secondo. In mezzo a loro la candidatura per il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, che non c’è ma che ognuno dice ci sia, del figlio di Adriano Sansa, Ferruccio Sansa, giornalista del Fatto, a sua volta negli ultimi giorni al centro di polemiche e provocazioni.

Lo scontro a distanza tra i due ex sindaci è brutale. Scatta l’amor di padre da una parte, l’orgoglio di capo politico che vede attaccata la sua erede designata

Mentre dava l’annuncio della nomina di Raffaella Paita, la sua delfina alla Regione e assessore da pochi mesi alla Protezione civile, a capo dell’ “Ufficio speciale per il supporto al Commissario straordinario delegato nello svolgimento delle attività” istituito con la firma del decreto che sblocca i lavori sul secondo lotto del Bisagno, Claudio Burlando mette i piedi nel piatto e, prima in Consiglio regionale, poi in conferenza stampa, come riferisce Emanuele Rossi sul Secolo XIX di Genova,

“non si morde troppo la lingua nell’attaccare Ferruccio Sansa del “Fatto quotidiano”, indicato da alcuni come possibile antagonista di Paita alle prossime elezioni regionali”.

Claudio Burlando parte da

“un tuffo nel passato: «L’Università di Genova certificò la necessità dello scolmatore del Fereggiano. Fermarla per Tangentopoli fu vergognoso. Le inchieste stabilirono tra l’altro che il lavoro svolto era giusto, io ho lasciato un progetto finanziato e pronto, per mettere in sicurezza Quezzi, il mio quartiere».

All’epoca Burlando era vicesindaco. «Qualcun altro, dopo di me, decise di dirottare i fondi su opere diverse. Il Comune di Genova fu anche costretto a pagare un risarcimento miliardario [in lire] e la Corte dei Conti non chiese spiegazioni al riguardo”.

Ritorno al presente:

“Sentire ora certe accuse da chi porta lo stesso cognome [Sansa] o altri mi ferisce profondamente e io se sono ferito reagisco”.

Nel pomeriggio di lunedì la conferenza stampa, sempre senza mai fare nomi, ma il riferimento a Ferruccio Sansa è chiaro:

“Io ho 35 anni di esperienza amministrativa, questi sono bravi a scrivere dei libri, se vuole fare l’amministratore si candidi e vediamo se vince, ma io credo che non vinca”.

Praticamente, chiosa Emanuele Rossi, è “una sfida”.

Accanto alla cronaca su Claudio Burlando, il Secolo XIX pubblica anche una lettera di Adriano Sansa, padre di Ferruccio Sansa e in ballo nella polemica anche a titolo personale.

Il titolo con cui il Secolo XIX presenta la lettera dà un’idea del tono:

“Nessuno stravolga i fatti, con me il torrente era sicuro”:

“Dopo il patimento per le vittime e i danni, la città rischia di farsi travolgere dalla rissa, incoraggiata non sempre disinteressatamente dalla politica. Per quanto mi riguarda, vorrei riportarmi ai fatti e alla loro integrità, tutelando anche me stesso e il mio bravissimo assessore Sandro Nosengo, non più vivente, geologo, l’unico geologo nominato a presiedere l’urbanistica in una grande città.
Era stato questo il segno che demmo a Genova, la cui salvezza era prima di tutto nel riordino idrogeologico. Arrivammo a Tursi nel dicembre 1993. Poco prima i torrenti, dal Leira al Cerusa, dallo Sturla al Vernazzola, avevano potato morte e di- struzione. Occorreva subito il riassetto idrogeologico complessivo, cui mettemmo mano con un progetto pluriennale, insieme con la Provincia.
Fu attuato, e proseguito dal mio successore, investendo ogni risorsa disponibile. Si puntò, anche con l’aiuto di modelli idraulici, sul riordino dei bacini: non soltanto dare sfogo all’ultimo tratto delle acque già infuriate, ma realizzare argini adeguati, briglie, anche piccole modifiche a monte, in modo da rallentare la massa delle acque.
E pulire, curare costantemente la manutenzione, liberando caditoie e rivi da alberi, cespugli e detriti, che poi diventano dighe. Per oltre quindici anni in seguito, fino al 2011, non vi furono gravi eventi alluvionali.
Il bacino del Bisagno fu uno dei punti dell’intervento. Quanto allo scolmatore, venne ritenuto dai tecnici importante ma non risolutivo senza quell’opera organica su tutto il bacino.
D’altronde il suo cantiere era stato chiuso dal Commissario, pendevano processi penali e civili, era impossibile riaprirlo legalmente; non vi erano, come oggi, sentenze alme no di primo grado esecutive.
Ora il presidente Burlando, comprensibilmente a disagio, lui che da un quarto di secolo vive nel potere senza che il problema sia stato risolto, addirittura accusa i suoi successori, me tra questi, di aver chiuso il cantiere e di non aver fatto nulla.
Ma la comprensione per le sue frustrazioni non può arrivare fino a consentirgli lo stravolgimento dei fatti, che la città anche fisicamente conosce. Burlando si preoccupa del peso sulle nostre coscienze. Non do suggerimenti alla sua, che mi pare alquanto particolare.
Ma non voglio essere travolto dalla rissa, che non mi riguarda e nuocerebbe alla città, che aspetta altri fatti”.
La faida Sansa – Burlando trova eco sulla Stampa di Torino, dove Teodoro Chiarelli scrive:
“Sarà che fango chiama fango. Ma la tragedia dell’alluvione genovese non finisce di produrre polemiche.
Il presidente della Regione, Claudio Burlando, messo sotto accusa per i ritardi del sistema di Protezione civile ligure, si presenta in consiglio e spara a muso duro sui lavori fermi che avrebbero scongiurato morti e distruzioni. Rievoca il suo arresto nel 1992 per la tangentopoli delle Colombiane, dal quale fu poi scagionato con tanto di risarcimento statale.
«Mi voglio togliere un dente. Lasciai la giunta di Genova, e non per mia volontà, avendo finanziato, progettato, appaltato e iniziato i lavori del Fereggiano. Siccome poi vi fu un’indagine, che peraltro si concluse anni dopo con l’assoluzione di tutti, qualcuno decise di piantare tutto. Chi l’ha deciso si è assunto una responsabilità grossa». Il giorno prima, su Canale 5, aveva aggiunto: «Chi ha bloccato l’opera per tanto tempo si porta i morti del 2011 sulla coscienza».
E chi era il sindaco venuto dopo Burlando nel 1993? Il magistrato Adriano Sansa. Espressione della società civile e della voglia di pulizia contro la corruzione dei partiti di quegli anni. Personaggio spigoloso e poco incline al compromesso. Ma l’esperimento Sansa dura un solo mandato. Il Pci-Pds lo mette alla porta e a tirare le fila è proprio Burlando, diventato l’uomo forte del partito a Genova e in Liguria, che tira fuori dal cilindro l’ex socialista Giuseppe Pericu.
«Io non accettavo imposizioni e sceglievo i collaboratori per meriti – dirà in varie occasioni Sansa -. Quell’apparato è ancora tutto lì, a occupare posti dirigenziali che si tramandano con familismo amorale, marito e moglie, figli, sorelle e parenti».
Insomma, ruggine vecchia. Con un’aggiunta non secondaria. «Nessuno ha chiesto conto a qualcuno delle conseguenze drammatiche di quella scelta sciagurata – insiste Burlando -. Sentire in televisione certe dichiarazioni da chi porta lo stesso cognome del sindaco di allora è una cosa che mi pesa tanto».
Il figlio di Sansa, Ferruccio, 46 anni, fa il giornalista al Fatto Quotidiano. Si occupa spesso delle magagne del Pd, in Liguria e non solo: Burlando è uno dei suoi bersagli preferiti, pure in occasione di dibattiti pubblici e di comparsate televisive. Anche in questi giorni in seguito all’alluvione che ha ferito Genova. Da qui, evidentemente, il pesante e stizzito riferimento del governatore ieri in Consiglio regionale.
Adriano Sansa dopo la parentesi a Palazzo Tursi, è tornato a fare il magistrato: è in pensione da un mese. Dal suo buen ritiro sulla collina di Sant’Ilario replica pacato, ma fermo, alle accuse.
«Quando sono stato eletto nel ’93 – racconta – ho chiamato all’Urbanistica un geologo, il professor Nosengo dell’Università. Una scelta politica chiara. Il cantiere del Fereggiano, un’opera pure utile, era chiuso, sotto sequestro, con una serie di cause civili pendenti e un’indagine in corso, tanto è vero che è stato sbloccato ben dopo il mio mandato. In compenso ci siamo occupati dei piani di bacino, un progetto pluriennale proseguito con l’amministrazione Pericu, stanziando tutte le risorse disponibili per argini, briglie, pulizia costante degli alvei. Non capisco perché Burlando, che è al potere da 25 anni, venga a cercare me. Perché si mistifichino i fatti. A meno che non vi siano motivi inconfessabili».
A cosa allude? «Beh, è noto che circoli la voce, nonostante lui non abbia mai confermato, che mio figlio Ferruccio si candidi in Regione. Quel sistema di potere, alla luce della pochezza dei risultati, oggi ha paura di perdere. Allora getta fango in maniera preventiva sul nome Sansa e sulla sua famiglia. È grottesco»”.

 

 

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