Berlusconi sotto choc: a Milano solo 20 mila preferenze

Pubblicato il 17 Maggio 2011 10:46 | Ultimo aggiornamento: 17 Maggio 2011 10:46

La sberla di Milano brucia due volte. Se la città è praticamente andata, sul governo nazionale riappare lo spettro della crisi, che si materializzerà magari un minuto dopo l’esito finale dei ballottaggi. Berlusconi è sotto choc. L’incantatore ha perso il fluido magico: solo 20 mila milanesi hanno barrato la scheda sul suo nome. La sua personale asticella era di 53 mila (“Se non ci arrivo mi faranno il funerale”). E’ esterrefatto, non ci crede, non era previsto: “Non è pensabile che una città come Milano non possa essere governata da noi”. Anzi, sarà governata dalla “sinistra estrema”, da quel Pisapia che gli ha dato lezioni di moderatismo. E l’umiliazione massima è che non può scaricare tutte le colpe sulle spalle della Moratti. Che, è vero, non ha aiutato con quella scivolata finale delel accuse a Pisapia rivelatesi un vero boomerang.

La radicalizzazione dello scontro è tutta farina del suo sacco. Come l’ennesimo referendum sulla sua persona. Perso stavolta e di brutto. Ora l’asse del Nord mostra tutti i segni dell’usura. Anche le balbettanti accuse a Bossi sono un tenue diversivo: “Tutti quei distinguo su ogni provvedimento da parte della Lega…” Sarà difficile ascoltare da Berlusconi parole di autocritica, stracciarsi le vesti non è nel suo carattere. Ma qualcosa è andato storto e non può non saperlo. Con il Senatur è gelo. A metà giugno, se Milano andrà all’estremista rosso, da Pontida lo farà Bossi un bel referendum sul Berlusca: sarà il popolo padano, sotto il cielo delle Alpi, a decretare la fine dell’alleanza. E di un’epoca.

Berlusconi è costretto ora ad allontanare gli specialisti del ring, gli “Olindo” Sallusti e “Rosa” Santanché: la loro strategia ha spaventato i milanesi, “la metropoli non ama gli eccessi” titola un editoriale del Corriere della Sera. Il pasdaran anti-giudici Lassini ha racimolato 753 preferenze. La guerra santa a Fini e la guerriglia intermittente a Casini non pagano: l’ex sindaco Albertini sostiene ragionevolmente che non si può bastonare chi potrebbe votarti, come il pur anemico Terzo Polo.

Ma non c’è solo Milano. La faccia ce l’aveva messa anche a Napoli. Con il consueto corredo di sparate, promesse, illusioni: tutto inutile. Nonostante l’harakiri del Pd con la vicenda kafkiana delle primarie, la chance offerta dalla fine dell’era Jervolino,  il suo candidato Lettieri non ha sfondato, anzi. E sì che Berlusconi, dopo il mirabolante film a puntate sui miracoli della spazzatura scomparsa, di idee ne aveva avute a iosa. Via la tassa sui rifiuti, stop alle ruspe per demolire le case abusive, per carità il talento Hamsik resterà a Napoli. Risultato: Lettieri ha preso il 38,3%, mentre l’outsider e odiatissimo De Magistris è al 27,2% con in più la dote dello sconfitto Pd Morcone. Come finirà non si sa.