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Amnistia/indulto: Pd diviso, Camera vuota approva relazione sulle carceri piene

Amnistia/indulto: Pd diviso, Camera vuota approva relazione sulle carceri piene

Amnistia/indulto: Pd diviso, Camera vuota approva relazione sulle carceri piene

ROMA – Amnistia/indulto: Pd diviso, Camera vuota approva relazione sulle carceri piene. Emergenza sovrappopolamento carceri: una Camera desolatamente sottopopolata ha discusso (erano si è no una cinquantina i deputati presenti) e approvato con 325 voti favorevoli e 107 no (42 astensioni) la risoluzione di maggioranza messa a punto dalla Commissione Giustizia di Montecitorio in seguito al messaggio del presidente della Repubblica sul sovraffollamento delle carceri. Non si esce dal collo di bottiglia rappresentato dal rischio infrazione (e multa salata) di maggio: fare l’amnistia è altamente impopolare e complicato (serve la maggioranza di due terzi in Parlamento), non farla vuol dire un costo di almeno 1,5 miliardi.

Il Pd esce diviso: il nodo è l’amnistia, di cui Matteo Renzi non vuol sentir parlare ((insieme a M5S e Lega) e che secondo la responsabile Giustizia del partito Alessia Morani “è uno strumento inefficace” mentre per Danilo Leva (ex responsabile Dem dello stesso settore) non dovrebbe costituire un “tabù”.

Non c’è tempo, il pressing europeo. Il messaggio del Capo dello Stato è datato 7 ottobre 2013, il primo stilato da Giorgio Napolitano da quando è salito al Quirinale. Nell’intervento il presidente della Repubblica evidenziava il dramma delle carceri, che ci è costato una condanna della Corte europea per i diritti dell’uomo. L’Italia ha tempo fino a fine maggio per porre rimedio e Napolitano, sempre nel suo messaggio, sottolineava una serie di misure strutturali che possono essere adottate per rendere meno pesante la condizione carceraria citando però anche l’opportunità di “rimedi straordinari” quali amnistia e indulto.

Amnistia e indulto subito o pene alternative. Una scelta rispetto alla quale la commissione Giustizia della Camera non entra nel merito: “amnistia e indulto – dice la presidente Donatella Ferranti intervenendo in Aula alla Camera – senza dubbio rappresentano provvedimenti di immediato impatto deflattivo, ma implicano da parte del Parlamento e delle forze politiche un’assunzione di responsabilità politica di cui bisogna essere consapevoli”. D’altro canto, è vero anche, prosegue Ferranti, che il Parlamento non è stato a guardare, ma ha portato avanti riforme destinate a produrre effetti stabili. “Siamo dunque sulla buona strada”, insiste Ferranti e ora non resta che auspicare che si approvi “entro marzo la riforma della custodia cautelare e il provvedimento su messa alla prova (il cui ok esame intanto però in commissione è slittato ancora) e detenzione domiciliare”.

Se sull’opportunità degli interventi strutturali si dicono tutti concordi, su amnistia e indulto le posizioni in Parlamento sono però distanti tra i partiti e anche al loro interno. Forza Italia oggi su questo tema preferisce non intervenire, mentre per Fabrizio Cicchitto (Ncd) entrambi possono essere “due strade da percorrere”. La Lega invece attacca i provvedimenti varati dal Parlamento: “Sono dieci mesi – dice Nicola Molteni, capogruppo in Commissione Giustizia – che in quest’Aula parliamo di indulti mascherati. Migliaia di delinquenti grazie alle leggi vergognose degli ultimi governi sono stati rimessi in libertà”.

Il Pd diviso. Ma è comunque in casa Dem che si registra il confronto più serrato: “Non può essere – è la tesi del deputato Pd Danilo Leva – un tabù discutere di un provvedimento straordinario di clemenza”. Una via che il Pd però – sottolinea la responsabile Giustizia del partito – non sceglie come prioritaria non perché “ideologicamente contrario” a questi provvedimenti ma perché essi rappresentano “un alibi per la politica che non vuole fare scelte strutturali”. Provvedimenti di carattere strutturale sono la “risposta” al messaggio del Capo dello Stato ma sono “inaccettabili e da respingere – prova a trovare una mediazione Walter Verini attaccando al contempo il M5S che è tornato a dire no a amnistia e indulto – come forme di pregiudizio forcaiolo nei confronti di amnistia e indulto”.

Quelle del Parlamento, attacca Marco Pannella, sono “posizioni infamanti”. E la relazione della commissione “dimentica – dice Rita Bernardini – che le riforme strutturali che il Capo dello stato ha indicato valgono per il futuro mentre per il presente ci resta solo un provvedimento di clemenza che possa metterci in regola con i diritti dell’uomo e con l’Europa”.

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