Anche l’Avvenire critica Bossi “Un doppio autogol, la retorica antinazionale affossa il federalismo”

Pubblicato il 18 agosto 2009 12:10 | Ultimo aggiornamento: 18 agosto 2009 12:10

Porre “un problema che riguarda la preservazione del patrimonio culturale italiano come rivendicazione antinazionale è un modo per immiserirlo e renderlo di più difficile soluzione. Un leader di partito e un membro autorevole del governo dovrebbe saperlo. E regolarsi di conseguenza”. E’ quanto si legge in un editoriale – a firma di Sergio Soave – del quotidiano “Avvenire” dal titolo :”Il doppio autogol del senatur: antinazionale fa rima con antifederale”. Dopo aver “ottenuto la visibilità provocata dalle sue uscite, il senatur le ha ridimensionate ,come al solito. E’ una tattica che si ripete ormai regolarmente a ogni estate e che ha l’effetto di concentrare l’attenzione di alleati e avversari e soprattutto di correggere nella base e nell’attivismo leghista le preoccupazioni per il ‘ministerialismo’ del partito con un’iniezione di carica iconoclastica”, scrive fra l’altro ‘Avvenire’ che fa riferimento alla “reiterazione di qualche battutaccia sull’inno di Mameli” e alla “pesante banalizzazione-strumentalizzazione di un tema di per sé interessante come la preservazione dei linguaggi locali in via di estinzione”. Tuttavia, si legge ancora, l’effetto di “disorientamento nella maggioranza che viene perseguito ha
effetti negativi tanto sull’immagine dell’esecutivo quanto sul clima in cui esso si trova ad agire” La Lega “ha sempre sostenuto che l’unità dello Stato può essere perseguita solo attraverso una ristrutturazione di tipo federalista dell’assetto istituzionale e su questo punto cruciale ha ottenuto consistenti successi, sottolineati dall’approvazione della legge per il federalismo fiscale. Ora viene una fase
nella quale all’enunciazione di obiettivi di trasformazione bisogna far seguire scelte operative che ne diano attuazione nel modo più efficace possibile”.
E’, questa, “la prova del nove dell’attendibilità reale dell’assunto principale di quel partito”, sottolinea ‘Avvenire’ che prosegue: “mantenere il clima di agitazione permanente che aveva caratterizzato la fase precedente, insistendo su una retorica antinazionale invece che sull’effetto unitario del federalismo può corrispondere a qualche modesto interesse propagandistico, ma non giova alla stessa funzione politica esercitata dalla Lega. Caratterizzare in questo modo anche un tema come quello del recupero della grande cultura dialettale italiana risulta controproducente”. L’italiano “con l’avvento della televisione, è diventato la lingua uniformemente parlata dagli italiani. Questo non significa che i dialetti nei quali si esprimevano debbano essere sepolti nell’oblio, anche perché, per esempio le opere drammaturgiche, cioé parlate, più importanti prodotte in Italia, da Carlo Goldoni a Eduardo De Filippo, sono vernacolari”.