Bagnasco: “Quello della corruzione è un fenomeno sottovalutato dai politici”

Pubblicato il 24 settembre 2012 19:54 | Ultimo aggiornamento: 24 settembre 2012 19:56
Bagnasco

Angelo Bagnasco

ROMA – “Che l’immoralità e il malaffare siano al centro come in periferia non è una consolazione, ma un motivo di rafforzata indignazione, che la classe politica continua a sottovalutare. Ed è motivo di disagio e di rabbia per gli onesti”. Parla il cardinale Angelo Bagnasco e lo fa aprendo i lavori del Consiglio permanente della Cei.

“Quando, per interessi economici, sull’uomo prevale il profitto, oppure per ricerca di consenso prevalgono visioni utilitaristiche o distorte, le conseguenze sono nefaste e la società si sfalda”, ha detto Bagnasco. “Dispiace molto – ha aggiunto in trasparente riferimento a vicende come quella della regione Lazio – che anche dalle Regioni stia emergendo un reticolo di corruttele e di scandali, inducendo a pensare che il sospirato decentramento dello Stato in non pochi casi coincide con una zavorra inaccettabile”.

Dal cardinale arriva anche un “appello alla responsabilità della società nelle sue diverse articolazioni – istituzioni, politica, finanza, a – stringere i ranghi per il bene del Paese e perchè il bene generale prevalga su qualunque altro interesse”, perchè l’utilitarismo può portare allo sfaldamento della società. Ma non solo. Il presidente della Cei ha colto l’occasione per sottolineare che “la Chiesa non è moribonda, lacerata da divisioni, soffocata da contro-testimonianze, in condizioni di mera sopravvivenza. La Chiesa è unita e, seppur sotto sforzo, vuole affrontare le traversie del tempo con umiltà, vigore e lungimiranza”.

Critiche dure contro i registri delle unioni civili, che il cardinale definisce “inutili” e “ideologici”. “Quando si vuole ridefinire la famiglia esclusivamente come una rete di amore, dove c’è amore c’è famiglia, si dice, disancorata dal dato oggettivo della natura umana: un uomo e una donna, e dalla universale esperienza di essa – ha precisato Bagnasco – la società deve chiedersi seriamente a che cosa porterebbe tale riduzione, a quali nuclei plurimi e compositi: non solo sul versante numerico, ma anche su quello affettivo ed educativo, strutturante cioè la persona. La società, come già si profila in altri Paesi, andrebbe al collasso”.

In realtà, aggiunge il presidente della Cei, ci si vuole assicurare gli stessi diritti della famiglia fondata sul matrimonio “senza l’aggravio dei suoi doveri, con il pretesto della libertà di scelta”.

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