Un anno di Renzi: un bilancio su La Stampa. Le discese ardite e le risalite…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 febbraio 2015 12:26 | Ultimo aggiornamento: 20 febbraio 2015 12:30
Un anno di Renzi: un bilancio su La Stampa. Le discese ardite e le risalite...

Un anno di Renzi: un bilancio su La Stampa. Le discese ardite e le risalite…

ROMA –  Giusto un anno fa Matteo Renzi, dopo essersi preso il Pd, diventava presidente del Consiglio: una “rivoluzione”, secondo il bilancio tentato dal quotidiano La Stampa, che al rottamatore dedica due pagine di commenti e analisi su personalità, profilo politico, ambizioni e successi, discese ardite e risalite dell'”uomo nuovo” che “comunque vada ha sepolto il mondo di ieri”.

Nel suo quotidiano corsivo intitolato “Dai”, l’irriverente Jena ne misura l’impatto sulle rovine del paesaggio politico che ha contribuito a terremotare: “Un anno di Renzi. Dai che ne mancano solo 19”, a denunciare, si suppone, la pochezza degli avversari, compagni di partito compresi.

“L’uomo nuovo oltre destra e sinistra”. Del più giovane presidente del Consiglio della storia repubblicana, Fabio Martini sottolinea soprattutto la capacità di superare gli steccati ideologici, di allargare i confini del recinto tradizionale dei consensi. Avversario della vecchia classe dirigente, abbattuta a suon di rottamazioni, Renzi si è dimostrato un caterpillar sulle riforme, sebbene sul lavoro abbia conseguito risultati a due facce, in bilico tra innovazione e mantenimento dello status quo.

Su lavoro e impresa impegni mantenuti. Sulla burocrazia no. Sì perché, se su contratti e impresa ha cercato di mantenere le promesse iniziali, accelerando su Jobs act e riduzione del cuneo fiscale, sui vincoli che burocrazia, giustizia amministrativa, giustizia civile pongono all’attività economica i risultati sono ancora da vedere”, segnala Stefano Lepri.

“Il grande comunicatore. Twitter e foto profilate. Ma anche troppa tv“. Sul piano del linguaggio, Renzi compete con il grande comunicatore Berlusconi, aggiornato all’era dei social. Ma del “maestro” eredita anche la tendenza ad apparire troppo sul piccolo schermo. La novità, specie a sinistra, è che Renzi il consenso se lo cerca direttamente, non cerca e non vuole intermediazioni, salta le logiche delle “macchine di partito”, si rivolge al pubblico della politica come il “Sindaco d’Italia”.

“Brusco come Craxi, cinico come Andreotti”. Decisionismo sulle questioni importanti, assenza di scrupoli in fatto di alleanze (vedi Forza Italia scaricata non appena non serviva più): sono attributi che una volta venivano riconosciuti al “brusco” Bettino Craxi e al “cinico” Giulio Andreotti. Non è uno sprovveduto Renzi ma, consiglia Marcello Sorgi, faccia attenzione a non sottovalutare il peso e la sete di vendetta della vecchia sinistra (ex Pci e Cgil, per intendersi) perché, recita un vecchio adagio, le volpi prima o poi finiscono in pellicceria.

“In molte cancellerie ancora non lo vedono come uno statista”. C’entra la giovane età, forse la storica diffidenza nei confronti dell’Italia, ma è un fatto, e forse il suo vero tallone d’Achille, che nelle cancellerie europee Renzi è trattato sì come una interessante novità, soprattutto in ragione del suo invidiabile consenso, ma c’è un ma. Come statista non lo vedono, mette in guardia Marco Zatterin: “”serve tempo, e un po’ di euroinsofferenza ostentata in meno”.