Annozero, Santoro-Travaglio: botta e risposta sul “Fatto Quotidiano”

Pubblicato il 23 Febbraio 2010 11:36 | Ultimo aggiornamento: 23 Febbraio 2010 11:36

Botta e risposta su «Il Fatto quotidiano» tra Michele Santoro e Marco Travaglio, dopo le polemiche dell’ultima puntata di Annozero. «Vivrei una tua decisione di prendere le distanze da Annozero con grande amarezza, ma non per ragioni personali», afferma il conduttore in una lettera aperta pubblicata dal quotidiano diretto da Antonio Padellaro. «Non sarebbe tuttavia una tragedia o una catastrofe irreparabile».

Santoro critica Travaglio per la performance dell’ultima trasmissione: «Hai saputo schivare e anche incassare molti colpi bassi, ma questa volta è bastata una banalissima insinuazione di Porro (e non un’aggressione squadristica) per farti perdere il lume della ragione. Hai frequentato un sottufficiale dell’Antimafia prima che venisse condannato per favoreggiamento. Scusa, qual è il problema morale?». Il conduttore difende la propria conduzione a afferma: «Se la televisione è perfino peggiorata non è solo colpa di Berlusconi e dei suoi trombettieri, ma di chi avrebbe dovuto contrastarlo e anche di quelli che scelgono di battersi pensando di essere gli unici a farlo con coerenza».

Ribatte Travaglio: «L’altra sera la militarizzazione del fronte berlusconiano ha segnato un altro scatto in avanti e io, forse stanco e nervoso per conto mio, ho reagito in quel modo». Il giornalista (e fondatore de “Il Fatto Quotidiano”) ammette: «Non nutro la tua stessa fiducia nel “pubblico” che saprebbe tutto e riuscirebbe da solo a distinguere ciò che è vero da ciò che è falso. Quando milioni di persone sentono dire che frequento mafiosi, penso che una parte di esse si aspetti una reazione proporzionata alla gravità dell’accusa, e se la reazione non arriva si fanno l’idea che qualcosa di vero ci sia». Travaglio ribadisce che per ribattere alle accuse «occorrerebbe del tempo per rispondere», e aggiunge: «Ma quel tempo non te lo posso chiedere perché, nella partita di Annozero, sarei costretto a giocarne un’altra, privata».