Antonio Di Pietro: “Berlusconi? Non lo voterò, non soffro di demenza senile”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 febbraio 2018 18:06 | Ultimo aggiornamento: 22 febbraio 2018 18:45
Antonio Di Pietro: "Berlusconi? Non lo voterò, non soffro di demenza senile"

Antonio Di Pietro: “Berlusconi? Non lo voterò, non soffro di demenza senile”

ROMA – Antonio Di Pietro parla delle elezioni politiche e spiega che non voterà Silvio Berlusconi e nemmeno il Pd. “Non soffro di demenza senile”, dice ai microfoni di Radio Cusano Campus. Per Di Pietro la campagna elettorale si sta inasprendo e gli scontri sono il frutto delle ideologie.

Intervistato da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio nel programma Ecg di Radio Cusano Campus, Di Pietro commenta il clima che si respira in campagna elettorale: “Stanno accadendo dei fatti gravi, gli autori materiali di violenze e aggressione sono più pazzi che mossi dall’ideologia. Si sta inasprendo la campagna elettorale, la storia di fascisti e antifascisti sta diventando una cosa vergognosa, da una parte e dall’altra”.

Sul rischio che le mafie condizionino il voto: “E’ dal dopoguerra che la mafia si è inserita all’interno delle istituzioni. Dai tempi di Ciancimino e di tanti altri. Hanno capito subito che non bastava più la coppola e la lupara, che bisognava entrare nelle istituzione. Mafia null’altro è che connubio tra affari, politica e criminalità. E questo era stato già scoperto ai tempi di mani pulite”.

Sulla necessità di cambiare la Legge Severino: “Quando c’è da accertare il comportamento di una persona, bisogna farlo prima che vada dentro le Istituzioni. E se è già dentro le Istituzioni, anche se è innocente, deve uscirne e far valere le proprie ragioni. Io l’ho fatto sulla mia persona sia quando ero magistrato che quando ero ministro”.

Sulla figura dell’agente provocatore: “Io ho fatto un apposito disegno di legge con cui ho previsto la figura dell’agente provocatore sotto il coordinamento dell’autorità giudiziaria. Se manca questo, non sai più se l’agente provocatore è effettivamente un agente provocatore o un corruttore. Altrimenti ogni volta che tu scopri qualcuno quello può risponderti che non stava corrompendo, ma che stava facendo l’agente provocatore. Prendete il caso del figlio di De Luca: fossi di quella cerchia lì, di quelli che venivano indotti da chi gli andava a proporre i soldi, direi che io stavo facendo la stessa cosa e che appena quello mi dava i soldi avrei chiamato la polizia. L’agente provocatore serve, ma deve sempre coordinarsi con l’autorità giudiziaria. Altrimenti ogni volta che uno viene preso può dichiarare di essere un agente provocatore”.

Sulle prossime elezioni: “Non voterò Pd. Sicuramente neanche Berlusconi. Non soffro di demenza senile”.

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