Di Pietro e gli uomini sbagliati: De Gregorio, Maruccio, Razzi, Nanni…

Pubblicato il 11 Ottobre 2012 9:57 | Ultimo aggiornamento: 11 Ottobre 2012 12:42

Antonio Di Pietro (Foto Lapresse)

ROMA – “Anche Cristo sbagliò uno dei 13 apostoli”. Disse, correva l’anno 2010, Antonio Di Pietro quando Antonio Razzi e Domenico Scilipoti passarono da anonimi parlamentari Idv a salvatori della maggioranza berlusconiana. I “responsabili”. Passano due anni. Ottobre 2012: indagato Vincenzo Maruccio, tesoriere Idv alla Regione Lazio. Il “Fiorito dell’Idv” come ormai è stato ribattezzato, è l’ultimo “apostolo sbagliato” scelto di Tonino. Un talento nello scegliere le persone sbagliate.

Solo un mese fa ci fu il caso di Paolo Nanni, consigliere provinciale Idv a Bologna indagato per peculato. Anche lì, l’accusa è quella di essersi appropriato di soldi appartenenti al partito, tra le carte dell’indagine anche ricevute esorbitanti per cene e convegni “fantasma”. Quella volta fu la tesoriera Silvana Mura a chiedere le dimissioni di Nanni, il quale oppose il consueto “non so nulla di quelle spese”.

Poi venne il caso del parlamentare Amerigo Porfidia, che era anche sindaco di Recale (Caserta), indagato nel 2009 con un’accusa di coinvolgimento con cosche della camorra. Di Pietro allora aveva appena finito di arginare il caso che riguardava Cristiano Di Pietro. Proprio suo figlio. Cristiano venne coinvolto nello scandalo napoletano dell’imprenditore Alfredo Romeo. Morale: Di Pietro junior si difendeva, sosteneva d’essere vittima di un complotto. E il padre lo spingeva alle dimissioni “perché le regole valgono per tutti”.

Poi ci fu Sergio De Gregorio, eletto in Senato con l’Idv e passato al centrodestra nel giro di pochi mesi. Anche lui venne iscritto nel registro degli indagati. Nel 2010 i casi dei “responsabili” Razzi e Scilipoti. E ora il tesoriere Maruccio, cui Tonino mercoledì ha dato 3 ore per dimettersi. Maruccio giura che spiegherà tutto, che quei 780mila euro li ha usati per l’attività politica. E intanto Di Pietro fa i conti con l’ennesimo “apostolo” sbagliato.