Antonio Gentile si dimette: lascia il sottosegretario grana per Renzi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 marzo 2014 20:04 | Ultimo aggiornamento: 3 marzo 2014 20:23
Antonio Gentile (Foto Lapresse)

Antonio Gentile (Foto Lapresse)

ROMA – Alla fine si è dimesso Antonio Gentile, neo sottosegretario alle Infrastrutture del governo Renzi in quota Nuovo centrodestra. Dopo ore di speculazioni ha preferito fare un passo indietro dopo le accuse lanciate dal quotidiano calabrese L’Ora della Calabria secondo cui avrebbe fatto pressioni per non far uscire il quotidiano nel giorno in cui parlava di un’indagine che riguardava il figlio. Il senatore Gentile non risulta indagato, così come ha specificato lunedì sera il procuratore  Dario Granieri.

Gentile ha annunciato le dimissioni in una lunga lettera inviata a Renzi e Napolitano oltre che ad Angelino Alfano. Gentile fa una “riflessione amara” per quanto è accaduto a lui e spiega che tornerà a “fare politica nelle istituzioni, come segretario di presidenza, e nella mia regione come coordinatore aspettando che la magistratura smentisca definitivamente le illazioni di cui sono vittima”.

Tutto inizia con la mancata uscita di un quotidiano locale, L’Ora della Calabria. Quel giorno, causa ufficiale, improvviso guasto alle rotative, il quotidiano non arriva in edicola. Ma qualcosa non torna. Perché il giorno della mancata uscita il direttore del giornale scrive un editoriale online in cui racconta la sua verità: il giornale non sarebbe uscito per pressioni dell’editore perché conteneva la notizia di una indagine a carico del figlio del senatore Gentile in ambito sanitario.

Pressioni, quindi. Che il senatore smentisce rifugiandosi dietro l’espressione “macchina del fango” e minacciando querele. I giornalisti dell’Ora, però, tengono il punto e diffondono online una telefonata tra lo stampatore del quotidiano (quello del guasto alle rotative) e l’editore. E nella telefonata la preoccupazione principale dello stampatore è “non inimicarsi la famiglia Gentile”. Tutto per evitare una reazione da “cinghiale ferito che ammazza”.

Il caso però diventa politico molto presto: il Ncd ha difeso il suo uomo anche quando il Pd si è compattato per le dimissioni. Renzi ha sperato che la “grana” del sottosegretario si risolvesse senza pressioni dirette da parte del premier: cosa accaduta senza un suo intervento diretto. A giudicare dalla lunga e amara lettera di Gentile, probabilmente le pressioni sono arrivate proprio dal partito di Gentile. Ecco cosa scrive:

“Lo stillicidio a cui sono sottoposto da diversi giorni e che ha trovato l’acme allorquando sono stato nominato sottosegretario alle Infrastrutture mi ha portato a una decisione sofferta, maturata nell’esclusivo interesse del mio Paese e nel rispetto del mio partito”. “Non ritornerò – prosegue – sui motivi pretestuosi e strumentali organizzati ad arte per ‘mascariare’ in modo indegno la mia persona, nonostante fossi immune da qualsiasi addebito di natura giudiziaria. Ciò che avevo da dire sui mandanti e sugli ascari che hanno ordito questa tragicomica vicenda – sottolinea Gentile – l’ho espresso a chiare lettere. Ho presentato querela contro i miei detrattori il 26 febbraio, ben prima dell’attuale compagine governativa, con una comunicazione scritta al presidente Grasso, nella consapevolezza di avere questo unico strumento di difesa.

Il Paese di Cesare Beccaria è tornato nel medievalismo più opaco, fatto di congetture astruse e di mera cattiveria”. “Un politico che ha vissuto la sua vita senza alcuna macchia, che non ha indagini a suo carico, che e’ incensurato, viene costretto dalla bufera mediatica a non poter esercitare il suo incarico. E’ una riflessione amara, ma reale, di un segmento dell’Italia che preferisce vivere di slogan e di sentimenti truci, sfruttando la disperazione di tanta gente al solo scopo di uccidere la politica, le sue basi comuni, il diritto positivo”. “Nel mio caso, oltretutto, non bisogna nemmeno citare il garantismo, giacche’ non sono indagato di niente: eppure, sono divenuto carne da macello, per soddisfare la bulimica perversione di chi intende la lotta politica come mezzo di sopraffazione. Torno a fare politica nelle istituzioni, come segretario di Presidenza, e nella mia regione, come coordinatore regionale, aspettando che la magistratura, con i suoi tempi che mi auguro siano piu’ brevi possibile, smentisca definitivamente le illazioni gratuite di cui sono vittima. La riflessione che vi lascio – conclude Gentile – è, però, attuale e riguarda la necessità di riequilibrare un sistema la cui agibilità è messa a rischio da chi oltraggia la nostra Costituzione, ritenendola un orpello inutile e non, invece, il tempio di saggezza e di rispetto qual è”.