Idv, Razzi: “Di Pietro mi odiava, mia moglie si è ammalata per questo” La fiducia: “Voto sì per gli operai come me”

Pubblicato il 10 Dicembre 2010 - 14:58 OLTRE 6 MESI FA

Antonio Razzi

Antonio Razzi non cambia idea e, dopo la lettera con cui giovedì ha annunciato il divorzio dall’Idv, in un’intervista al Corriere della Sera, ribadisce interamente la sua posizione. Continuando a mescolare personale e politico.

”Mia moglie si è ammalata per i problemi che avevo nell’Idv” ribadisce il deputato che accusa il suo ex leader: ”Come mai, tu, Di Pietro non mi hai mai calcolato?  Perché ho aspettato mesi negli uffici dell’Idv per far passare le mie proposte sul bollino di qualità per i prodotti italiani o per il bollino sul passaporto?”

Razzi non nega che voterà la fiducia al governo e si definisce ”uno che va d’accordo con tutti, destra o sinistra”. ”Se una cosa è a favore della gente e degli emigrati – dice – io l’appoggio”. L’ex esponente dell’Idv afferma di essere sempre stato leale nei confronti del partito ”e mia moglie lo sa, che ci è finita due volte in ospedale perché lui mi odiava”. Il deputato, però, non entra nei dettagli della malattia della moglie e non corregge neppure la gaffe del giorno prima, quando ha attribuito il “lancio della stampella” a Pietro Micca invece che ad Enrico Toti.

Il presunto astio, secondo Razzi, sarebbe nato nel 2008, quando è stato rieletto, passando da 27mila voti a 42mila. Quanto alle trattative che sarebbero in corso in Parlamento, in vista della fiducia al governo, il deputato smentisce di aver ricevuto offerte. ”Non ho ricevuto e non voglio niente – conclude – perché non mi voglio legare”.

Quanto alla fiducia, il neo deputato di Noi Sud conferma in sostanza il suo sì:  ”Sul voto di fiducia mi rimetto alle decisioni del mio gruppo, Noi Sud. Decideremo lunedì’. Ma la mia opinione, da operaio, e’ che andare alle urne sarebbe ridare un dispiacere a tutti gli italiani”. ”Perché – continua Razzi – andare alle urne costa un miliardo e mezzo. E lo pagano tutti i cittadini. Mica pagano Berlusconi, o Bersani, o Di Pietro o i segretari di partito. Lo pagano i cittadini. Meglio trovare una soluzione in Parlamento”.