Appalto Petruzzelli: il sindaco di Bari querela Il Giornale

Pubblicato il 20 maggio 2010 18:30 | Ultimo aggiornamento: 20 maggio 2010 18:32

Il primo cittadino di Bari Michele Emiliano

Michele Emiliano, il primo cittadino di Bari non ci sta e dichiara: «Questa volta il segno è stato passato e, per la prima volta nella mia vita, querelerò il Giornale di Feltri». L’annuncio arriva dopo la pubblicazione dell’articolo pubblicato oggi dal quotidiano sull’appalto per la ricostruzione del teatro Petruzzelli. Emiliano ha convocato una conferenza stampa in cui ha ricostruito le varie fasi della vicenda e ha precisato che le procedure d’appalto della gara sono state gestite non dal Comune ma «dalla presidenza del Consiglio dei ministri tramite l’allora direttore generale dello spettacolo dal vivo, e attuale capo di Gabinetto del ministro.

Per il primo cittadino barese l’articolo è una «porcata» e la ricostruzione fatta non è vera. Ai giornalisti ha spiegato che «tutto l’appalto è completamente ‘sfuggito’ sia al Comune di Bari sia alla Fondazione, nella struttura della gara, con la determinazione dei prezzi e con la individuazione delle persone. Le fondamenta del Petruzzelli stavano nell’acqua e il livello rischiava di salire a causa delle precipitazioni, e noi temevamo che il mancato consolidamento delle fondamenta potesse provocare danni irreparabili».

Per questo, ha detto il sindaco, con Nastasi fu concordata la procedura del commissariamento. Procedura avallata «anche da Bertolaso che ritenne di procedere su questa strada. Fino a quel momento io non avevo mai visto Balducci, per me non esisteva prima che fosse nominato dal presidente del Consiglio Prodi».

Emilano si scaglia contro la fotografia pubblicata dal Giornale dove il primo cittadino è ritratto assieme a Fabio De Santis e Angelo Balducci. «L’operazione di rappresentare quella fotografia come se io e Balducci fossimo amici, è un atto da sporcaccioni: quella foto pubblicata oggi da Il Giornale l’ho mandata io alla stampa, il giorno della consegna del teatro perché eravamo tutti felici e non tutti amici. E fino a quel giorno, io ho avuto la profonda convinzione di avere a che fare con il presidente del Consiglio superiore delle opere pubbliche nominato da Berlusconi, un funzionario dello Stato di cui dovevo fidarmi».