L’appello degli editori indipendenti contro la legge che libera il prezzo: “Fatta solo per le Grandi Catene”

Pubblicato il 23 Settembre 2010 12:39 | Ultimo aggiornamento: 23 Settembre 2010 12:39

Uniti contro la nuova legge sull’editoria: i “Mulini a vento”, i sei editori indipendenti italiani (instar libri, iperborea, marcos y marcos, minimum fax, nottetempo, voland) rappresentati da Ginevra Bompiani firmano un appello contro la “legge Levi” sul prezzo dei libri, attualmente in discussione al Senato dopo una prima approvazione alla Camera.

Una legge, passata alla Camera e in via di discussione al Senato, stabilisce un tetto agli sconti sui libri del 15% (sconto assai più alto di quello previsto da quasi tutte le leggi europee analoghe), che viene poi smentito dalla possibilità per qualsiasi editore di fare tutte le promozioni che vuole, della durata di un mese, per undici mesi all’anno.

“Questa legge” – denunciano in una nota comune pubblicata da MicroMega – “libera il prezzo del libro, svendendo il libro stesso come un prodotto d’occasione, impedendo a editori e librai indipendenti di creare e alimentare un clima di cultura e bibliodiversità. Non ha a cuore né l’interesse del libro e della cultura, né quello dei librai o degli editori, ma esclusivamente quello dei grandi gruppi editoriali e di alcune catene librarie (che appartengono agli stessi gruppi), che vogliono proteggersi dalla grande distribuzione. Chiediamo che la legge sul prezzo guardi alle leggi europee e, come dovrebbe fare ogni legge, protegga la cultura e difenda i soggetti più deboli”.

“Nessun prodotto commerciale è trattato con tanto disprezzo!, denunciano gli editori indipendenti, facendo notare che “qualsiasi prodotto commerciale può essere svenduto o saldato solo due volte l’anno e per il resto del tempo ha il suo prezzo”.

I “Mulini a vento” paragonano la legge Levi a quella inglese, “che ha rovinato e fatto chiudere tante librerie e case editrici indipendenti”. A differenza di quella francese e tedesca, che “le hanno salvate e protette e continuano a farlo, con la semplice regola di vietare o limitare radicalmente gli sconti”.

Secondo i sottocrittori dell’appello, “questa legge ha a cuore esclusivamente l’interesse dei grandi gruppi editoriali e delle catene libraie (che appartengono agli stessi gruppi), che vogliono proteggersi dalla Grande Distribuzione”.

La stessa grande distribuzione che ha trasformato le librerie in “outlet, dove le pareti e i tavoli sono dedicati agli sconti. Sconti che gli editori indipendenti non si possono permettere, che le librerie indipendenti non ottengono”, dividendo così i librai tra le grandi catene che “a forza di sconti occupano tutto lo spazio disponibile, svendendo il libro come un prodotto d’occasione, ed editori e librai indipendenti, che invece di essere sostenuti dalla legge e dallo stato nella difesa della cultura e della bibliodiversità, sono abbandonati a se stessi e stanno chiudendo i battenti”.

I sei editori dell’appello chiedono una legge che “protegga la cultura e difenda i soggetti più deboli”. E fanno una proposta: possiamo accettare uno sconto che vada dal preferibile 5% all’appena accettabile 15%, purché le promozioni siano limitate come per ogni altro prodotto a due mesi l’anno”. Una proposta che è in realtà la condizione “perché il libro resti al centro della nostra cultura”.