Armando Siri ai pm dopo la revoca dell’incarico: “Mai preso denaro, i miei conti sono a disposizione”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 maggio 2019 19:36 | Ultimo aggiornamento: 8 maggio 2019 19:36
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Armando Siri ai pm dopo la revoca dell’incarico: “Mai preso denaro, i miei conti sono a disposizione”

ROMA – “Mai ricevuto denaro da nessuno”. Nel giorno più lungo per l’ormai ex sottosegretario Armando Siri, a cui il premier Conte ha revocato l’incarico dopo un lungo braccio di ferro politico nella maggioranza, l’esponente leghista ha spiegato ai pm la sua verità. Siri, indagato per una presunta dazione di denaro in suo favore da parte dell’imprenditore Arata per favorire l’inserimento di emendamenti sul minieolico, ha ribadito con fermezza “non aver mai ricevuto, né da Paolo Franco Arata, né da chiunque altro, promesse di pagamento o dazioni di denaro, che avrei rifiutato con sdegno”. Le sue sono state dichiarazioni spontanee, rese per un’ora all’interno di un ufficio distaccato della Procura di Roma.

Il sottosegretario ha anche messo a disposizione dei pm un’ampia memoria difensiva e la sua documentazione contabile, con i propri movimenti bancari e finanziari. Siri ha anche sottolineato e difeso le sue motivazioni politiche dietro le proposte di emendamenti sul minieolico, poi non approvate in sede legislativa. Emendamenti che per l’esponente della Lega sono “del tutto coerenti, politicamente con il cosiddetto contratto di Governo e le indicazioni di programma della Lega e del Movimento 5 Stelle”.

Ma le ombre dell’inchiesta che pesa su di lui riguardano in particolare i suoi rapporti con Arata, indagato anche lui per corruzione e interrogato ieri dai magistrati, che puntano a far luce in particolare sulla lunga intercettazione ambientale, presente in una informativa della Dia di Trapani, in cui l’imprenditore parlando con il figlio, nel settembre scorso, tira in ballo il sottosegretario alle Infrastrutture. Ai pm l’ex sottosegretario ha consegnato tutti gli scambi di messaggi, telefonici e di posta elettronica avuti con Arata. Ha poi cercato di chiarire tutti i rapporti istituzionali con l’imprenditore genovese che – già noto come tecnico esperto di rango in materia ambientale ed energetica – si sarebbe presentato a lui come portavoce e rappresentante sostanziale del Consorzio dei Produttori di Energia da Minieolico, un “ente rappresentativo d’interessi collettivi, ‘accreditato’ per tale al Registro Trasparenza dei portatori d’interesse, istituito presso il Ministero dell’Industria e dello Sviluppo Economico, il cui vertice apicale è l’onorevole Luigi Di Maio”, ha spiegato tramite il suo legale.

Dopo una serie di interlocuzioni con il Consorzio dei produttori di energia del minieolico, Siri avrebbe detto- secondo quanto ha riferito ai magistrati – di aver “veicolato, in sede politica, le istanze emendative di categoria che gli erano state rappresentate, semplicemente trasferendole all’attenzione degli Uffici ministeriali competenti e di altri componenti del Parlamento, per le loro libere valutazioni. Una modalità di azione politica che – ha detto Siri attraverso le parole del suo legale Fabio Pinelli – non è in alcun modo suscettibile di essere piegata al soddisfacimento di interessi particolari di chicchessia. Anzi, rivendica Siri, una condotta di questo tipo dev’essere “considerata non solo lecita, ma finanche politicamente doverosa”. Ma al momento, per l’ex sottosegretario, la politica sembra ormai alle spalle. (fonte ANSA)