Arresto di Tedesco: la “trappola” di Berlusconi e il Pd con le spalle al muro

Pubblicato il 8 Aprile 2011 19:42 | Ultimo aggiornamento: 8 Aprile 2011 19:54

Alberto Tedesco (foto LaPresse)

ROMA – La trappola è scattata alla perfezione nella tarda serata di qualche giorno fa. Era il 6 aprile, quando la Giunta per le immunità parlamentari ha detto sì all’arresto del senatore Alberto Tedesco. Sia chiaro, il sì non significa arresto: c’è di mezzo il voto della Camera. E qui si consuma la vera trappola.

E’ infatti successo che, al momento del voto in giunta, mentre il Pd si schierava a favore dell’arresto, il Pdl, per bocca annunciava un no che, alla prova dei fatti, si è rivelato decisamente poco convinto: i leghisti si sono allontanati poco prima del voto ed è finita 10 a 9 per l’arresto. Qualcosa che non torna c’è da subito: Tedesco viene dal Pd e Bersani & co lo vogliono mandare in galera (mandato di arresto relativo allo scandalo della sanità pugliese)  mentre il Pdl si appella al garantismo per tenerlo fuori.

Le cose si chiariscono, in parte, a voto appena consumato. Parla Maurizio Gasparri e in buona sostanza dice: noi il nostro lo abbiamo fatto, in Aula assicuriamo il numero legale ma non votiamo. Se la sbrighi la sinistra.

La “trappola” è tutta qua. Spiega sul “Riformista” Ettore Maria Colombo che dietro la strategia del garantismo apparente del Pdl ci sarebbe Berlusconi in persona. “Hanno voluto dichiararmi guerra alla Camera? – E’ il virgolettato attribuito al premier dal quotidiano – Bene, su Tedesco se la vedano loro. Se voteranno per salvarlo dall’arresto li attaccheremo a testa bassa per la loro incoerenza verso di me, se invece lo manderanno in carcere saranno guai per tutti loro. Tedesco se li porterà dietro tutti, da D’Alema a Vendola”.

Anche perché il senatore, come spiega Stefano Zurlo su Libero, manda chiari segnali. Va in radio (a “un giorno da pecora”) a spiegare che era indagato in due inchieste: in una era coinvolto anche il governatore pugliese Nichi Vendola, nell’altra era solo. Bene: la prima inchiesta si è chiusa con un’archiviazione, la seconda con una richiesta d’arresto.

Il segretario del Pd, in ogni caso, è per la linea dura: votare l’arresto anche in aula e scegliere la linea della fiducia dei magistrati. Non tutti, nel Pd, la pensano allo stesso modo. La situazione è delicata. Soprattutto, conclude, Colombo, quando si deciderà in Parlamento, lo si farà con il voto segreto. Di sorprese, insomma, ce ne possono ancora essere.