Art. 18. Cofferati: “Referendum antiFornero”. Epifani: “Ricorda la scala mobile”

Pubblicato il 13 settembre 2012 13:37 | Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2012 13:38
cofferati epifani

Sergio Cofferati e Guglielmo Epifani

ROMA – L’articolo 18 divide Sergio Cofferati e Guglielmo Epifani, gli ultimi due predecessori di Susanna Camusso alla guida del più importante sindacato italiano. Il primo è favorevole al referendum abrogativo delle modifiche alle leggi sui licenziamenti firmate Sacconi e Fornero, proposto da Vendola, Di Pietro e Rifondazione Comunista. Il secondo la considera una scelta controproducente: all’orizzonte c’è un governo di centrosinistra, non lasciamoci sfuggire l’opportunità di intervenire per via parlamentare. Non divergono sul merito della questione: il tagliando all’articolo 18 lo considerano un arretramento intollerabile sul terreno dei diritti dei lavoratori. Ma per conseguire l’obiettivo hanno strategie opposte. 16 anni alla Cgil in due, sono considerati riserve istituzionali del Partito Democratico, ex Ds. Entrambi erano considerati riformisti all’epoca della loro permanenza in Cgil: Cofferati provenendo dal chimico, lontano quindi dall’ortodossia metalmeccanica prevalente, Epifani facendo parte della minoranza socialista nel board Cgil.

La difesa dell’articolo 18 portò Cofferati ad assumere il ruolo di portabandiera della battaglia: l’ultimo atto della sua gestione fu l’oceanica manifestazione a Roma nel 2002 che di fatto lo avvicinò alle posizioni di Bertinotti. In quel momento si prefigurava per lui un futuro certo da leader della sinistra, ambizione presto ridimensionata con la sua elezione a sindaco di Bologna. Ma le sue posizioni sull’articolo 18 non sono cambiate da allora anche se non ha incrinato la sua fiducia nella linea politica del partito, di cui è europarlamentare, e nel segretario Bersani.

Epifani, che conserva prestigio e seguito nel Pd, ha preso carta e penna per prendere le distanze sulle colonne dell’Unità dall’iniziativa referendaria. Dietro il suo ragionamento c’è l’ombra della sconfitta sulla scala mobile dell’84. Anche allora il Pci ingaggiò una battaglia per abrogare lo svuotamento del decreto imposto da Craxi e finì per perdere. Fu una Waterloo. Epifani, che da socialista fu messo in minoranza mentre Cofferati votava con la maggioranza comunista in Cgil, non ha dimenticato la lezione: “La storia dei referendum sul lavoro dovrebbe suggerire prudenza, misura, attenzione. Nel passato abbiamo avuto referendum che si pensava di vincere e che invece sono stati persi, per di più con il voto operaio”.

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