L’associazione di Enrico Letta: “Vendola? Vuole fare un PCI bonsai”

Pubblicato il 16 Dicembre 2010 - 20:23 OLTRE 6 MESI FA

Enrico Letta

“Sarebbe interessante capire se il Nichi Vendola che il senatore Latorre ripropone come partner di una nuova fase del progetto politico del Pd sia la stessa persona che, se solo avesse avuto qualche voto in più, sconfiggendo Paolo Ferrero, sarebbe oggi il segretario del Partito della Rifondazione Comunista”. Lo afferma Francesco Russo, segretario generale di TrecentoSessanta, l’Associazione di Enrico Letta, in un editoriale dal titolo “Nichi, Latorre e il PCI bonsai” pubblicato sul web magazine del think tank lettiano.

“Che oggi il Partito Democratico abbia bisogno di fare un salto di qualità – aggiunge Russo – è sotto gli occhi di tutti. Ma è altrettanto vero che la scelta elettorale del 2008 non fu casuale e coincise con una separazione netta nei confronti di una sinistra alternativa i cui contenuti ed i cui comportamenti non si ritennero compatibili con la storia nuova che stava iniziando. Certamente oggi molte cose sono cambiate, ed è immaginabile che la comprensione degli errori del passato possano rendere giuste ed opportune strategie ed alleanze anche con l’esperienza di Sinistra e Libertà”.

“Ma Vendola – prosegue – è e resta solo un potenziale alleato: potenziale, appunto, perché nessuno a livello nazionale ha deciso di allearsi con lui, figurarsi di consegnargli le chiavi del PD. A nostro avviso la linea riformista e di centrosinistra del Partito non si può e non si deve confondere (se non si vogliono disorientare definitivamente gli elettori) confondere con quella post-comunista del Presidente della Regione Puglia. Per questo non è immaginabile tornare indietro e rendere ‘contendibili’ la linea e la cultura politica dei democratici magari attraverso il cavallo di Troia delle primarie”.

“E forse – conclude – è il caso che i dirigenti di un partito che ha nel suo Dna (e nei numeri) l’ambizione di guidare con le proprie scelte ed i propri uomini una rinnovata coalizione di riformisti in Italia comincino a pensare che spetta in prima battuta al Pd l’onore/onere della scelta della leadership da proporre agli alleati. E proprio perché condividiamo con Latorre la convinzione che lo storie politiche del passato, per quanto gloriose, vadano consegnate alla storia speriamo che non ritornino più nel dibattito le nostalgie di qualcosa che ai più ricorda un PCI bonsai. Averlo anche solo immaginato è stato sbagliato. Perseverare è diabolico. Ci sembra che le difficoltà di questi tempi meritino qualcosa di più”.