Autostrade, assist della Corte al “partito” della revoca: “Legittimo escludere i Benetton”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Luglio 2020 9:21 | Ultimo aggiornamento: 9 Luglio 2020 13:35
Autostrade, Corte Costituzionale: "Legittima esclusione Aspi"

Autostrade, revoca concessione Aspi più vicina (Ansa)

Per la Corte costituzionale non è stata illegittima l’esclusione di Autostrade per l’Italia dai lavori di ricostruzione del ponte Morandi.

Estromissione determinata “dall’eccezionale gravità della situazione”.

Autostrade. Sentenza Corte assist al “partito” della revoca

In molti speravano che la sentenza della Corte Costituzionale sul decreto Genova potesse finalmente indirizzare la decisione del governo su Aspi in un senso o nell’altro in modo più chiaro.

E alla fine, contrariamente ad alcune attese che la davano come un viatico per l’accordo con i Benetton, la decisione dei giudici costituzionali accoglie le tesi del Governo.

Conte: “O proposta che ci piace o revoca”

La vicenda Autostrade “si trascina da troppo tempo” ha dichiarato oggi il primo ministro Conte a La Stampa.

“Ma la procedura di revoca è stata avviata e ci sono tutti i presupposti per realizzarla, perché gli inadempimenti sono oggettivi, molteplici e conclamati.

Quindi o arriva una proposta della controparte che è particolarmente vantaggiosa per lo Stato oppure procediamo alla revoca, pur consapevoli che comporta insidie giuridiche”.

Concessione provvisoria: l’ira dei parenti delle vittime

Sembra più una sponda al M5S. Nel frattempo la decisione di affidare ad Autostrade per l’Italia la gestione del nuovo ponte, in quanto concessionario al momento, aveva già fatto saltare gli equilibri tra opposizione e maggioranza.

E soprattutto all’interno dei partiti che appoggiano il governo, in particolare tra Iv e Pd da un lato e grillini dall’altro, da sempre più ostili ad ogni apertura al gruppo veneto.

Un surriscaldamento tale da poter accelerare una decisione da tempo attesa. Proprio tra i pentastellati infatti la questione appare ormai dirimente.

Tra l’ala aperta ad una possibile trattativa con le società del gruppo Benetton, e l’altra per così dire più oltranzista e rispettosa dell’orientamento confermato dalla base.

Rafforzata anche dalla presa di posizione molto critica dei parenti delle vittime a questa eventualità e in serata dalla decisione dei giudici.

Ma in giornata le fila dei 5 Stelle sono apparse concordanti sul tema. Contro la revoca restano ormai solo le quantificazioni di eventuali penali e il passaggio magari sotto l’ala della P.a dei dipendenti.

Intervento diretto dello Stato non è più tabù

Ma in un momento in cui l’intervento massiccio e diretto dello Stato viene invocato, anche questo aspetto potrebbe non essere più un tabù.

Così ormai tutti invocano una decisione sulla revoca o meno nei prossimi giorni, in settimana. E il partito del no ai Benetton prende a questo punto più forza anche tra altri alleati della coalizione come Leu.

Anche il premier, Giuseppe Conte sembra voler accelerare parlando ormai di situazione paradossale su Aspi.

Renzi, “basta col populismo degli annunci”

Per Autostrade “è il momento di passare dalle chiacchiere ai fatti. Dopo due anni non si può continuare ad urlare ‘revocheremo’ o ‘cacceremo i Benetton’.

Perché è molto semplice, ma impossibile da farsi: basta col populismo degli annunci”. Lo dice Matteo Renzi, in un’intervista a ‘La Stampa’.

Del resto una decisione da prendere entro questa settimana era stata chiesta prima dal ministro Bonafede, poi anche dal Pd.

La trattativa: tariffe, investimenti, proprietà

Sul fronte della trattativa resterebbe ancora aperto il nodo delle tariffe più altre questioni.

Resta infatti il delicato tema dell’assetto azionario, con l’ipotesi di far entrare Cdp e il fondo F2i portando la holding Atlantia (ora all’88,06%) al di sotto del 50% di Aspi.

In ballo nella trattativa ci sono 7 miliardi di investimenti (parte di un piano complessivo di 14,5 miliardi al 2038) pronti a partire subito.

Oltre al destino di una società con 7 mila dipendenti ma a questo punto un intervento più forte della mano pubblica all’interno della compagine azionaria potrebbe rappresentare la quadratura del cerchio. (fonte Ansa)