Nasce un altro Ente di Stato: è il “mini-ministero” di Baccini

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 22 Giugno 2011 15:35 | Ultimo aggiornamento: 22 Giugno 2011 15:35
Mario Baccini

Mario Baccini (Lapresse)

ROMA – “Aggiungi un posto a tavola, che c’è un amico in più…”. Si poteva lasciare il bravo e fedele Mario Baccini, già fra i leader dell’Udc di Pier Ferdinando Casini ed ex ministro della Funzione pubblica nell’ultimo governo Berlusconi, senza una bella poltrona su cui sedere? Ovviamente sì, si poteva. Soprattutto in considerazione della situazione dei conti pubblici italiani e della sempre promessa riduzione dei costi della politica, ma il governo Berlusconi non è stato dello stesso avviso. Anzi per baccini è stato inventato una sorta di “ministero”. In miniatura, ma con tutte le “cosine” al posto loro. Ed ecco quindi spuntare, tra le pieghe del decreto “sviluppo”, l’Ente Microcredito. Una specie di mini-ministero creato ad hoc con tanto di dipendenti e struttura e, soprattutto, con emolumento per Baccini: 108mila euro annui oltre allo stipendio da parlamentare. Un’inezia, briciole rispetto alle spese totali dello Stato si dirà, ma sempre 108mila euro spesi in più oltre ai costi della struttura. Cosa farà? A dire il vero non sembra questione fondamentale.

L’Ente nazionale per il Microcredito nascerà dalle ceneri di un Comitato che era stato già istituito presso la presidenza del Consiglio nel marzo del 2006, durante le ultime settimane di vita del precedente esecutivo presieduto da Silvio Berlusconi. E Baccini è alla guida del comitato già da allora. Ma avrebbe mai potuto sperare di trovarsi un giorno, con questi chiari di luna delle nostre finanze, non più alla guida di un semplice e magari effimero «Comitato» ma addirittura di un vero e proprio Ente pubblico? Con questo governo evidentemente sì. I soldi in ballo non sono cifre da squassare bilanci pubblici, un milione 800 mila euro, tra l’altro già previsti per la struttura esistente. La differenza, però, è lo status. Non hanno certo lo stesso appeal la poltrona di comando di un comitato e quella di un vero e proprio ente pubblico.

I dipendenti saranno 20, di cui 15 comandati da altre amministrazioni e 5 assunti per concorso. Poi ci sarà, naturalmente, un segretario generale e perfino un vice segretario generale. I quali, a scanso di equivoci, continueranno a percepire (è previsto nero su bianco, nella relazione tecnica al maxiemendamento), gli emolumenti attuali. Infine il consiglio di amministrazione, i cui componenti intascheranno miseri 5.400 euro. Briciole. Tutti, tranne il presidente, che avrà diritto alla meno simbolica cifra di 108 mila euro l’anno. Per fortuna, in ottemperanza alla volontà di ridurre i costi della politica e gli sprechi, si prevede che le retribuzioni non possano essere aumentate per almeno due anni. Ma “al fine di assicurare l’assolvimento dei compiti istituzionali, viene prevista la permanenza in carica, per un periodo di quattro anni, dei componenti degli organi dell’ente, del segretario generale e del vice segretario generale, che possono essere confermate”. E Baccini è sistemato.