Bagnasco: “Atti licenziosi ammorbano l’aria, va purificata”

Pubblicato il 26 Settembre 2011 17:35 | Ultimo aggiornamento: 26 Settembre 2011 18:02

ROMA, 26 SET – ‘‘I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune”. Lo ha detto il presidente della Cei Angelo Bagnasco nella prolusione al Consiglio Cei. ”C’è da purificare l’aria, perché le nuove generazioni, crescendo, non restino avvelenate”.

In un passaggio precedente Bagnasco aveva fotografato così lo stato delle cose: ”Colpisce la riluttanza a riconoscere l’esatta serietà della situazione al di là di strumentalizzazioni e partigianerie. Amareggia il metodo scombinato con cui a tratti si procede, dando l’impressione che il regolamento dei conti personali sia prevalente rispetto ai compiti istituzionali e al portamento richiesto dalla scena pubblica, specialmente in tempi di austerità. Rattrista il deterioramento del costume e del linguaggio pubblico, nonché la reciproca, sistematica denigrazione, poiché così è il senso civico a corrompersi, complicando ogni ipotesi di rinascimento anche politico. Mortifica soprattutto dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui”.

Mentre ”si rincorrono, con mesta sollecitudine, racconti che, se comprovati, a livelli diversi rilevano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica”, Bagnasco torna a richiamare ”la misura, la sobrietà la disciplina, l’onore” a cui è tenuto chi ”sceglie la militanza politica”.

”Quando le congiunture si rivelano oggettivamente gravi, e sono rese ancor più complicate da dinamiche e rapporti cristallizzati e insolubili, tanto da inibire seriamente il bene generale, allora non ci sono ne’ vincitori ne’ vinti: ognuno è chiamato a comportamenti responsabili e nobili. La storia ne darà atto”.

”La questione morale non è un’invenzione mediatica”, ha detto Bagnasco. Pur segnalando, sulle inchieste in atto, ”l’ingente mole di strumenti di indagine”, ”la dovizia delle cronache a ciò dedicate” e la presenza di ”strumentalizzazioni”, Bagnasco ha affermato che ”nessun equivoco tuttavia può annidarsi”: la questione morale ”è un’evenienza grave”.

La corruzione è una ”piovra” e va combattuta. ”Non si capisce – ha aggiunto Bagnasco – quale legittimazione possano avere in un consorzio democratico i comitati d’affari” che ”si auto-impongono attraverso il reticolo clientelare, andando a intasare la vita pubblica”. ”Il loro maggior costo sta nella capziosità dei condizionamenti, nell’intermediazione appaltistica, nei suggerimenti interessati di nomine e promozioni”.

”Al punto in cui siamo è essenziale drenare tutte le risorse disponibili – intellettuali, economiche e di tempo – verso l’utilità comune”. Così il presidente della Cei, secondo cui ”solo per questa via si può salvare dal discredito generalizzato il sistema della rappresentanza, il quale deve dotarsi di anticorpi adeguati” contro la ”piovra” della corruzione e delle clientele, cominciando a riconoscere ai cittadini la titolarità loro dovuta”.

Il lavoro. ”La situazione del lavoro, la disoccupazione, il precariato, l’inattività di molti giovani: sono un nostro assillo costante”, ha detto il presidente della Cei , che ha dato una definizione precisa: il lavoro, ha detto, non è ”una degnazione del mercato: il lavoro è un diritto-dovere iscritto nell’ordine creaturale, e dunque la società ha l’obbligo di porre le condizioni perche’ esso possa esplicarsi per tutti”. La ”dignità della persona passa per il lavoro riconosciuto nella sua valenza sociale”.

Soggetto politico cattolico. Riguardo alla ”presenza dei cattolici nella società civile e nella politica, Bagnasco ha detto: ”Sta lievitando una partecipazione che si farebbe fatica a non registrare, e una nuova consapevolezza che la fede cristiana non danneggia in alcun modo la vita sociale. Sembra rapidamente stagliarsi all’orizzonte la possibilità di un soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica, che – coniugando strettamente l’etica sociale con l’etica della vita – sia promettente grembo di futuro, senza nostalgie né ingenue illusioni”.

Sistema elettorale. ”Al punto in cui siamo è essenziale drenare tutte le risorse disponibili – intellettuali, economiche e di tempo – verso l’utilità comune”. Secondo Bagnasco ”solo per questa via si può salvare dal discredito generalizzato il sistema della rappresentanza, il quale deve dotarsi di anticorpi adeguati” contro la ”piovra” della corruzione e delle clientele, cominciando a riconoscere ai cittadini la titolarità loro dovuta”.