Andare al bagno nei locali pubblici diventa a pagamento. Da Regione Lazio arriva la “tassa sulla pipì”

di Daniela Lauria
Pubblicato il 13 Settembre 2019 20:39 | Ultimo aggiornamento: 13 Settembre 2019 20:41
Andare al bagno nei locali pubblici diventa a pagamento. Da Regione Lazio arriva la "tassa sulla pipì" 02

Due insegne per i bagni in un locale pubblico

ROMA – Andare al bagno nei bar e nei ristoranti di Roma e del Lazio potrebbe diventare a pagamento. Lo prevede una proposta di legge della Regione guidata da Nicola Zingaretti, già approvata in Commissione Bilancio.

Il testo della legge stabilisce a chiare lettere che gli esercenti commerciali sono autorizzati a imporre una specie di “tassa sulla pipì” a patto che il costo sia ben esposto al pubblico. Tutto il contrario, tra l’altro, di quanto indicato nel nuovo regolamento di polizia urbana di Roma che recita testualmente: “E’ fatto obbligo agli esercenti degli esercizi pubblici di consentire l’utilizzo dei servizi igienici a chiunque ne faccia richiesta”. 

Il provvedimento della Regione Lazio ha già mandato su tutte le furie le associazioni dei consumatori. Per Carlo Rienzi, presidente del Codacons, “siamo alla follia”. Raggiunto da Affaritaliani.it, Rienzi spiega: “La pipì rientra tra le esigenze fisiche primarie degli essere umani, e vietare l’uso dei bagni in assenza di pagamento potrebbe rappresentare una violenza e una lesione dei diritti fondamentali della persona, oltre ad avere effetti gravi sul fronte sanitario”.

E ancora: “L’uso dei bagni è compreso nel servizio reso da bar e ristoranti, e non si capisce perché debba essere messo a pagamento. Una nuova tassa a carico di cittadini e turisti che rischia di creare il caos e potrebbe essere impugnata nelle opportune sedi”.

La materia è da sempre controversa e riguarda diverse città italiane prese d’assalto dai turisti: la norma di riferimento a livello nazionale è l’articolo 187 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza che impone l’uso gratuito dei servizi igienici per i clienti degli locali pubblici. Vale a dire che il semplice turista che non acquista o non consuma non può rivendicare alcun diritto alla pipì. Così ha stabilito anche una sentenza del Tar della Toscana. Ma in realtà sono i singoli regolamenti comunali a dare indicazioni agli esercenti su come regolarsi. 

Fonte: Regione Lazio

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