Balneari, Gasparri: basta attacchi UE contro imprese italiane

di Marilena D'Elia
Pubblicato il 7 Dicembre 2020 - 11:00 OLTRE 6 MESI FA

Recovery Fund, piano inviato all’UE? Gasparri: Mattarella intervenga (foto Ansa)

Il senatore Gasparri dice basta agli attacchi UE contro le imprese italiane. La Commissione Ue il 3 dicembre ha deciso di inviare una lettera di messa in mora all’Italia per il mancato allineamento delle concessioni balneari alla normativa comunitaria. L’Italia ha 2 mesi per rispondere

Dopo la decisione della commissione europea il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri esorta a rispondere a Bruxelles “con forza e decisione”

Questa provocazione va respinta-continua Gasparri.  Lo deve fare il Governo e lo dovrà farà nel rispetto delle decisioni del parlamento.

I partiti di maggioranza sono troppe volte rassegnati mentre nel centrodestra è Forza Italia che sventola con coraggio e coerenza la bandiera delle nostre imprese del mare.

 Ne prendano atto anche le organizzazioni del settore.

Chi si consegna ai carnefici in Italia o in Europa non merita ascolto. Invece i tanti imprenditori liberi e onesti troveranno in noi, e talvolta hanno trovato solo in noi, dei coerenti e tenaci difensori.

L’Europa si occupi della Cina che ci fa concorrenza sleale; si occupi dei giganti del web che non pagano tasse e non disturbi i nostri imprenditori delle spiagge.

Basta con riferimenti impropri alla direttiva Bolkestein, basta con le provocazioni nei confronti dell’Italia, conclude il senatore forzista.

Concessioni balneari: perché l’UE ha avviato la procedura di infrazione contro l’Italia

L’Italia, rileva la Commissione Europea, non ha dato esecuzione alla sentenza della Corte di Giustizia europea del 14 luglio 2016.

Tale sentenza ha stabilito che la normativa e la pratica esistente a quel tempo in Italia di prorogare automaticamente le autorizzazioni delle concessioni balneari erano incompatibili con il diritto dell’Unione.

L’Italia non ha attuato la sentenza della Corte”, dice Bruxelles. Inoltre da allora ha prorogato ulteriormente le autorizzazioni vigenti fino alla fine del 2033 e ha vietato alle autorità locali di avviare o proseguire procedimenti pubblici di selezione per l’assegnazione di concessioni, che altrimenti sarebbero scadute. Queste misure, secondo la Commissione, sono state prese “in violazione del diritto comunitario”.

Cosa succede dopo la messa in mora

L’Italia ha ora di due mesi per rispondere alla lettera di messa in mora.

Trascorso questo tempo la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato: è il secondo stadio della procedura d’infrazione.

Nel caso in cui le risposte al parere motivato non la convincano, la Commissione può adire di nuovo la Corte di Giustizia e chiedere che vengano comminate all’Italia sanzioni pecuniarie per la mancata esecuzione della sentenza.

Il testo integrale della lettera di costituzione in mora rivolta all’Italia  contenuta nel pacchetto infrazioni di dicembre della Commissione Europea 

Servizi: la Commissione chiede all’ITALIA di garantire trasparenza e parità di trattamento per quanto riguarda le concessioni balneari  

La Commissione ha deciso in data odierna di inviare una lettera di costituzione in mora all’Italia in merito al rilascio di autorizzazioni relative all’uso del demanio marittimo per il turismo balneare e i servizi ricreativi (concessioni balneari). Gli Stati membri sono tenuti a garantire che le autorizzazioni, il cui numero è limitato per via della scarsità delle risorse naturali (ad esempio le spiagge), siano rilasciate per un periodo limitato e mediante una procedura di selezione aperta, pubblica e basata su criteri non discriminatori, trasparenti e oggettivi. L’obiettivo è fornire a tutti i prestatori di servizi interessati – attuali e futuri – la possibilità di competere per l’accesso a tali risorse limitate, di promuovere l’innovazione e la concorrenza leale e offrire vantaggi ai consumatori e alle imprese, proteggendo nel contempo i cittadini dal rischio di monopolizzazione di tali risorse. In una sentenza del 14 luglio 2016 emessa a seguito di un rinvio pregiudiziale del Tribunale amministrativo regionale della Lombardia (cause riunite C-458/14 e C-67/15), la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che la normativa pertinente e la pratica esistente a quel tempo in Italia di prorogare automaticamente le autorizzazioni vigenti delle concessioni balneari erano incompatibili con il diritto dell’Unione. L’Italia non ha attuato la sentenza della Corte. Inoltre l’Italia da allora ha prorogato ulteriormente le autorizzazioni vigenti fino alla fine del 2033 e ha vietato alle autorità locali di avviare o proseguire procedimenti pubblici di selezione per l’assegnazione di concessioni, che altrimenti sarebbero scadute, violando il diritto dell’Unione. La Commissione ritiene che la normativa italiana, oltre a essere incompatibile con il diritto dell’UE, sia in contrasto con la sostanza della sentenza della CGUE sopra menzionata e crei incertezza giuridica per i servizi turistici balneari, scoraggi gli investimenti in un settore fondamentale per l’economia italiana e già duramente colpito dalla pandemia di coronavirus, causando nel contempo una perdita di reddito potenzialmente significativa per le autorità locali italiane. L’Italia dispone ora di 2 mesi per rispondere alle argomentazioni sollevate dalla Commissione, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.

(Fonti: Ansa, Commissione Europea, Ufficio stampa senatore Gasparri)