Barca: “A Roma c’è un Pd cattivo, dannoso e pericoloso”

di redazione Blitz
Pubblicato il 19 Marzo 2015 11:58 | Ultimo aggiornamento: 19 Marzo 2015 11:58
Barca: "A Roma c'è un Pd cattivo, dannoso e pericoloso"

Fabrizio Barca

ROMA – Quello romano è un Pd “non solo cattivo, ma pericoloso e dannoso, che lavora per gli eletti anziché per i cittadini”. Un partito a cui, anche nei suoi lati “davvero buoni”, manca “la capacità di raggruppare e rappresentare” e “subisce inane lo scontro correntizio e le scorribande dei capibastone”. E’ impietosa la fotografia che Fabrizio Barca scatta a tre mesi dall’avvio della mappatura dei circoli romani voluta da Matteo Orfini, al quale il premier Matteo Renzi ha affidato il commissariamento dopo l’inchiesta Mafia Capitale.

L’indagine, non ancora conclusa, va avanti tra questionari ed interviste della “base”. Quella divulgata ieri, 18 marzo, è una relazione intermedia, che illustra il panorama sinora incontrato dal team di #mappailPd in oltre 40 circoli della Capitale. Si dà conto delle reazioni iniziali di sospetto e delle prime risposte avute al telefono: da “Provace a venì qui che poi vedemo!” a “ho da fare fino a primavera”, fino a “finalmente ci avete chiamato!”. E poi, nero su bianco, ci sono i momenti di confronto e gli incontri “le vere sorprese: dalle realtà da ‘200 tessere in due ore’ a quei circoli talmente schiacciati sull’amministrazione, da esser orfani di un pensiero proprio”. Insomma un partito discontinuo, disgregato, fatto di microcosmi lontani e non aggregabili. Al punto che Orfini, per sintetizzare, retwitta un articolo dell’Huffington Post che traccia una similitudine tra i dem della Capitale e Dr Jekyll e Mr Hide. Alla luce della mappatura scrive: “Dr Partito e Mr Democratico”.

Poi dopo il bastone, la carota:

“Certo – scrive Barca – si trovano all’altro estremo, i segni di un partito davvero buono, che esprime progettualità, capacità di raggruppamento e rappresentanza, che ha percezione della propria responsabilità territoriale, sa agire con e sulle istituzioni, è aperto e interessante per le realtà associative del territorio e sa essere esso stesso associazione – inventando forme originali di intervento – informando cittadini, iscritti e simpatizzanti”.

“Al contempo – prosegue la relazione – bisogna essere attenti a distinguerlo dal partito che lavora sodo e ha quegli obiettivi, ma a cui manca il metodo moderno per farcela, una tipologia difficile da valutare e che, per il peso delle correnti e di una logica generale di assoggettamento del partito agli eletti, ad alcuni potrebbe addirittura apparire come un partito cattivo. E poi emerge una sorta di partito dormiente, dove si intravedono le potenzialità e le risorse per ben lavorare, e dove il peso di eletti e correnti è sfumato, ma che si è chiuso nell’autorefenzialità di una comunità a sé stante, poco aperta all’innovazione organizzativa, al ricambio, al resto del territorio”.

Quanto partito buono e quanto partito cattivo ci sia nel Pd romano non è dato saperlo:

“È una domanda a cui non è possibile rispondere fino a che non avremo intervistato l’ultimo circolo e riletto l’insieme dei risultati”

Intanto nella Capitale si riaffaccia un altro imponente problema: si chiama Ostia, ovvero la Mafia di Ostia, quella dei potenti clan del litorale. Il presidente del municipio Andrea Tassone ha azzerato la giunta, mettendo sul piatto le sue dimissioni “perché più volte abbiamo chiesto un cambiamento”. “Stiamo scoprendo che la mafia è infiltrata in questa città ma a Ostia ancor di più. Vogliamo una strategia più forte”, ha detto Orfini. E il sindaco Ignazio Marino ha indicato il magistrato anti-mafia e già assessore comunale Alfonso Sabella come delegato al litorale come soluzione. “Noi non possiamo e non vogliamo in alcun modo consegnare Ostia alla mafia”, la promessa e il monito del sindaco Pd.