Beppe Grillo e Casaleggio: “No governo con Pd”. Ma senatori M5s ci pensano…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Luglio 2013 10:37 | Ultimo aggiornamento: 14 Luglio 2013 10:37
Beppe Grillo e Casaleggio: "No governo con Pd". Ma senatori M5s ci pensano...

Bersani, Crimi e Lombardi quando discutevano di un possibile governo (foto Lapresse)

ROMA – Alessandra Bencini, Francesco Campanella, Serenella Fucksia, Lorenzo Battista: sono i 4 senatori del Movimento 5 Stelle che, in maniera più o meno aperta, avrebbero già aperto a un dialogo (se non proprio ad un’alleanza programmatica) con il Pd. Almeno secondo quanto scrive Tommaso Ciriaco su Repubblica. Per questo, scrive Ciriaco, Casaleggio (e certamente Beppe Grillo è d’accordo con lui) avrebbe cercato di riportare ordine ricordando ai suoi che l’unico governo possibile è un governo “tutto a 5 stelle”.

Anzi, Ciriaco scrive che i senatori del M5s che starebbero pensando ad un governo col Pd (la prerogativa è sempre che Berlusconi venga condannato in Cassazione per il caso Mediaset e che quindi salti Letta) sarebbero di più.

Alessandra Bencini è il primo nome citato da Ciriaco:

Che la situazione sia fluida lo dimostra la senatrice Alessandra Bencini. Fu l’unica, in avvio di legislatura, a proporre il confronto con Bersani. La lasciarono sola.Riproporrà la questione, se il Cavaliere dovesse mettere fine all’esecutivo Letta: «Probabilmente sì, potrei farlo. Perché se l’attuale esecutivo non dovesse reggere, si ripresenterà la necessità di fare un governo». L’obiettivo è trovarsi pronti quando passerà il treno: «Bisogna essere lungimiranti e non trovarci impreparati quando ci sarà chiesto cosa vogliamo». Piuttosto che «stare a guardare», Bencini vuole «partecipare»: «Se poi viene disatteso quanto proponiamo, allora possiamo dire che volevano solo il nostro voto… «.

Poi Ciraco cita Francesco Campanella:

«Nel programma del Pd ci sono punti interessanti, così come molti punti del nostro programma sono interessanti per loro. Se alle intenzioni facessero seguire i fatti, ci sarebbe la possibilità di un lavoro comune. Certo, non oltre un breve termine. Ma almeno per risolvere le asprezze della crisi».

Infine anche Lorenzo Battista sembra possibilista:

«Come dice Morra, mettiamo nero su bianco cinque o dieci progetti di legge. E sfidiamoli. Almeno siano gli altri — e non noi — a dire di no. Sediamoci a un tavolo e sentiamo cosa hanno da dire. Ne discuteremo in assemblea, ancora non l’abbiamo fatto».