“Grillo fascista”. Ricolfi: “Bersani vecchio comunista che tacita il dissenso”

Pubblicato il 29 agosto 2012 14:55 | Ultimo aggiornamento: 29 agosto 2012 14:55

ROMA – Ancora sulla lite Bersani-Grillo: secondo Luca Ricolfi, il leader Pd usa il termine fascista per il riflesso condizionato del vecchio Pci. “Attacca Grillo perché è comunista e i comunisti non hanno mai tollerato le critiche di chi è loro contiguo”. Intervistato da Italia Oggi, il professore di analisi dei dati all’Università di Torino, ha accettato di analizzare invece le figure di spicco del panorama politico attuale, offrendo risposte per nulla scontate. Come la definizione della politica di Monti come essenzialmente di sinistra.  O Grillo che potrebbe prendersi il Paese vincendo le elezioni.

Ricolfi, che si dichiara di sinistra ma non comunista, scorge nell’insulto di Bersani un comportamento duro a morire: chi critica la linea del partito è “fascista”, un termine che zittisce a priori, una sentenza che ammazza la discussione prima di cominciare. Specie se la critica viene da un’area elettoralmente affine, secondo la logica che il nemico peggiore è quello più vicino. Ricolfi ricorda i movimenti anni ’70, ispirati al marxismo, ma lontani dal Pci. “Oggi ci sono i populisti, ma nei comunisti scatta lo stesso riflesso”.

Definito inconsistente Fini, detto che non si può escludere un’affermazione di Grillo alle elezioni (non gli piace ma ha simpatia per i grillini), giudica una specie di suicidio politico il fatto che il Pdl si ripresenti ancora con Berlusconi. Chiuso traumaticamente il suo ciclo, logica dell’alternanza voleva che al suo posto sedesse Bersani: ma l’insperato intervento di Napolitano e la nomina di Monti hanno restituito speranze di vittoria al Pdl. Soprattutto perché Monti non è un liberale (“ingenuamente lo credevo”) ma uno di sinistra che non ha tagliato la spesa pubblica e ha aumentato le tasse.

Morale dell’intervista. Bersani zittisce le critiche perché il Pd sa quello che farà una volta al governo ma non lo può dire: per questo non invita Fornero e la Fiom alla festa dell’Unità, dovrebbe dire da che parte sta e non può. Idem sulle tasse. Di Pietro e Grillo, all’opposto, non sanno proprio cosa dire su temi veri perché in fondo pensano che al governo non ci andranno mai. Il Pdl non è di sinistra: Ricolfi sostiene da tempo che “in Italia ci sono due sinistre, una di destra e una di sinistra. C’è la sinistra berlusconiana e una sinistra socialdemocratica”.

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