Beppe Grillo: ortodossi contro eretici pro Favia. Casaleggio replica sul sito

Pubblicato il 7 settembre 2012 14:40 | Ultimo aggiornamento: 7 settembre 2012 14:43
gianroberto casaleggio

Gianroberto Casaleggio

ROMA – “Beppe caccia quell’arrivista di Favia”, “Liberiamoci del guru spietato e vendicativo”: l’hash tag Casaleggio impazza su Twitter dopo il discusso coming out del consigliere grillino Giovanni Favia. Il web è l’unico rivelatore attendibile dello sciame sismico seguito alla trasmissione Piazza Pulita dove, in confidenza, il consigliere regionale ha parlato del potere assoluto di Casaleggio e del deficit strutturale di democrazia all’interno del movimento. Favia ha già ritrattato, non del tutto, ma quanto basta per rimettere il mandato nelle mani dei suoi elettori. Sollevando, peraltro, i capi dall’ingrato compito di espellerlo dal movimento. L’intrusione momentanea del mezzo televisivo nella vita tutta digitale di M5S è stata un terremoto. La rete resta però l’unico rilevatore attendibile sull’intensità di uno sciame sismico che ha investito i grillini nel momento della loro masssima ascesa politica. Più del fuoco di sbarramento allestito dai tremebondi partiti tradizionali.

Casaleggio ha affidato a un breve post sul sito ufficiale tutta la sua (e di Grillo) distanza da certe pratiche politicanti. “Né io, né Beppe Grillo abbiamo mai definito le liste per le elezioni comunali e regionali. Né io, né Beppe Grillo, abbiamo mai scritto un programma comunale o regionale. Né io, né Beppe Grillo abbiamo mai dato indicazioni per le votazioni consigliari, né infiltrato persone nel Movimento Cinque Stelle.” Per Favia nemmeno un accenno. Sembra non esistere. Ma in rete esiste eccome. Eretici contro ortodossi si sfidano sui social network. Il bubbone della democrazia interna è scoppiato. Da qualsiasi punto di vista lo si guardi è un bene.

Centinaia di militanti hanno messo al muro virtuale il “traditore” Favia, accusato senza mezzi termini di aver barato (“Poverini, ma davvero credete che non fosse d’accordo?”). Lui si difende come può. “La colpa è mia. Due anni in mezzo agli squali non mi hanno fatto crescere sullo stomaco tutto quel pelo che serve per reggere la pressione che c’è oggi intorno al Movimento. I militanti dell’Emilia-Romagna valuteranno le mie dimissioni”. Nel movimento però iniziano a mettere in fila gli episodi spiacevoli: prima i soldi per farsi intervistare in tv, poi i fuorionda nei talk show. Non è che siamo come tutti gli altri, si chiede qualcuno terrorizzato.

Dividersi su un tema, su un esponente è il sale della libera discussione. Semmai dal web si registra una certa stanchezza: essere duri e puri è sfiancante anche per i più attrezzati. Chi è incline a minimizzare le proprie pagliuzze  ha gioco facile nel segnalare le travi altrui, da Lusi a Belsito. Ma agli eretici non basta: per salvare gli ideali minacciati dal successo bisogna liberarsi del guru misterioso. “Spietato e vendicativo” l’ha descritto Favia, aggiungendo al personaggio nuovi attributi che rimpinguando la dote mitica di cui già dispone. L’aura da cavaliere oscuro gli conferisce un di più di fascino, invece che screditarne la figura. Uno in grado di plagiare anche una mente brillante come quella di Grillo deve avere qualche qualità. Anche Favia è stato accusato di esser stato plagiato da Tavolazzi, il primo epurato illustre. E’ curioso questo ricorrere del termine plagio: ricorre anche in altre comunità di successo molto chiuse, come Scientology.

 

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