“Grillo l’ho pagato in nero”. Verità o infamia, fuori le prove

Pubblicato il 30 agosto 2012 13:14 | Ultimo aggiornamento: 30 agosto 2012 23:26

Beppe Grillo (Lapresse)

ROMA –  Beppe Grillo è stato pagato in nero oppure no? Le prove non ci sono ma se dovessero in qualche modo uscire fuori il danno sarebbe tale da demolire l’immagine del comico genovese. Il sasso è stato lanciato da Giovanni Guerisoli, fondatore della Rete del Sociale e del Lavoro del Pd, nonché segretario confederale Cisl fino al 2002. Al programma La Zanzara Guerisoli attacca: “Il buon Grillo per partecipare all’assemblea della Cisl ci chiese 10 milioni di lire cash, tutti in nero e senza ricevute. E noi abbiamo pagato”. Il leader a 5 stelle si infuria e dal suo Twitter tuona: “Mai presi 10 milioni in nero. Ti querelo”. Una querela che andrà per le lunghe, come spesso accade i questi casi, ma che non risponde alla domanda iniziale. Se Grillo è stato realmente pagato in nero Guerisoli non può di certo nascondere la mano dopo aver tirato questo macigno. Dal canto suo Grillo sa ovviamente che l’accusa è tale da fare male, parecchio male.

La Cisl intanto, smentisce il suo ex segretario confederale Giovanni Guerisoli: ”Beppe Grillo è stato pagato venti milioni di lire, ma non in nero”. Il sindacato ha diffuso una nota in cui precisa che ”nel maggio 1995 (e non nel 1999, come ha affermato erroneamente su Radio 24 l’ex segretario confederale della Cisl, Giovanni Guerisoli) il signor Beppe Grillo partecipò a Rimini ad uno spettacolo serale, con ingresso gratuito, in occasione dell’assemblea dei quadri della stessa Cisl. In quella circostanza il comico genovese ricevette dalla Cisl per la sua prestazione professionale un compenso di venti milioni di lire, regolarmente quietanzato”.

La rivelazione fatta da Guerisoli è soprattutto una reazione alle provocazioni del comico genovese che per primo si è messo a fare i conti in tasca al Pd, puntando il dito contro il cachet di Benigni per la festa di Reggio Emilia. Ma non è bastata la replica del manager Lucio Presta a spegnere gli animi, che su Twitter, lo stesso terreno di Grillo, risponde: “Neanche un euro preso dal Pd per lo spettacolo di Benigni. Solo incasso pubblico Pagante”.

Degna conclusione di una querelle tra comici? Non è questo il caso. Il leader del Movimento 5 Stelle puntava in realtà a rinfocolare l’infinita polemica nei confronti del Partito Democratico che in giornata non solo respinge le accuse ma rilancia: “Beppe, restituisci i soldi che ti abbiamo dato alle Feste dell’Unità”. Se esistono delle prove però che vengano tirate fuori, che ci vengano mostrate, che ci diano l’opportunità di farci un’idea ulteriore sull’immagine del Grillo comico-politico.

Ma non c’è solo la vicenda del presunto pagamento in nero, ci sono anche quei 35 milioni. Come riporta il Corriere della Sera, una piccola sezione dei Ds è stata costretta ad accendere un mutuo per pagare il cachet di Grillo. “Era una notte terribile – racconta Franco Innocenti del Ds – c’era stata una gran pioggia. Minacciava di continuo di venir giù acqua a catinelle. Beppe Grillo arrivò in ritardo e non trovò nessun punto d’incontro con i coraggiosi che avevano sfidato il maltempo pur di esserci. Incassammo solo quindici milioni. A lui ne avremmo dovuti dare trentacinque. Davvero troppi per le esangui casse della nostra sezione ancora più vuote dopo quella serata andata a vuoto. Cercammo di ricontrattare il compenso. Non ci fu niente da fare. I soldi dovevano essere quelli stabiliti. Se li prese e se ne andò”.

Sembrerebbe tutto normale. Tu comico fai spettacolo ad una festa di partito. Io partito ti pago. Ovviamente meglio se non in nero. Ma allora perchè attaccare Roberto Benigni sui soldi, sui “cachet”, cioè sulle retribuzioni che artisti, cantanti e comici in  particolare percepiscono per le loro serate? Anche questa domanda come attende risposta, ma meglio dopo, prima cerchiamo di risolvere la questione dei soldi in nero.