Beppe Grillo, l’intervista al giornalista (inglese) finisce su Chi

Pubblicato il 20 Marzo 2013 13:39 | Ultimo aggiornamento: 20 Marzo 2013 13:40

Beppe Grillo (Foto Lapresse)

GENOVA – Chissà se Beppe Grillo avrà gradito di vedere la sua intervista esclusiva data al giornalista del Sunday Times finire su “Chi“. L’uomo che non concede interviste, né parla, ai giornalisti italiani ritratto nel suo studio, mentre suona il piano, descritto come gentile padrone di casa, a discettare della situazione politica nostrana sulle colonne del magazine pop e d’evasione della famiglia Berlusconi. Niente di misterioso, Chi ha semplicemente acquistato per il nostro Paese l’intervista e le immagini del quotidiano inglese. Ma dopo settimane di attesa mai soddisfatta dei cronisti italiani dietro il cancello di casa Grillo, fa comunque effetto vedere la sua faccia, il suo studio, la sua casa, su un settimanale italiano.

“Ospite cortese e premuroso”, Grillo offre il caffè al giornalista John Follain, accetta di suonare il piano, dice “Dobbiamo cambiare il cervello agli italiani”, mentre affonda un coltello giocattolo nel modellino di plastica di un cervello umano. Gli avversari politici? “Tutti come Ceausescu“. “Abbiamo fatto una rivoluzione francese, ma senza ghigliottina”. L’intervista è dei primi di marzo e la linea politica di Grilo è la stessa: nessun accordo politico, con nessuno.

La sua idea è la democrazia diretta: il Movimento propone le leggi che vuole presentare, i referendum via web decideranno le proposte promosse e quelle bocciate. Il giornalista gli chiede, come molti, se intende fare un sondaggio online sulla possibile alleanza con Bersani. Grillo si scalda: “Non mi interessa quel che pensa la gente, mi interessano quelli che ci hanno votato e quelli del Movimento”. Nel complesso Follain descrive Grillo come gentile e pacato, glielo fa notare: “Sì, chi mi vede qui resta sorpreso che io non dica parolacce o non urli. In piazza devi raggiungere persone lontane due o trecento metri e ti serve presenza fisica, le urale e le parolacce al termine di una frase sono una tecnica”.