Beppe Grillo: “M5S non aveva scopi di lucro”. Ma deve ammettere: “Il blog sì”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 marzo 2018 11:03 | Ultimo aggiornamento: 27 marzo 2018 11:03
Beppe Grillo difende M5S, ma deve concedere che il blog aveva fini economici

Beppe Grillo: “M5S non aveva scopi di lucro”. Ma deve ammettere: “Il blog sì”

ROMA – Una difesa orgogliosa del Movimento e dell’operato di Gianroberto Casaleggio, ma anche l’occasione per ribadire le ragioni alla base del M5s “che è nato per cambiare il Paese. Non consentirò a nessuno di rovinare una cosa così bella”.

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In questo si è trasformata la testimonianza di Beppe Grillo al tribunale di Napoli nord, ad Aversa (Caserta), nel processo per diffamazione in cui è imputato l’ex attivista M5s Angelo Ferrillo che fu querelato da Gianroberto Casaleggio nel gennaio del 2015 per un post su Facebook.

Non per scopo di lucro è stato fondato il Movimento, ha rivendicato Grillo, ma ha dovuto concedere, ammettere, che sì, il blog perseguiva fini economici: con il blog, ha spiegato Grillo, “ero cliente della Casaleggio associati, come Movimento no”. Ferrillo, presente e agguerrito in aula, ha proseguito la sua protesta anche fuori, arrivando a bloccare l’auto di Grillo esibendo una mela (“tu la vera mela marcia”) e un cartello: “Fondi pubblicità, dove sono finiti?”.

E cioè i ricavi generati dalle inserzioni pubblicitarie di uno strumento, il blog, che, comunque la si veda, nei primi anni ha funzionato come interfaccia politica del Movimento. Nella percezione comune erano sovrapposti. E il blog, come ammesso da Grillo, perseguiva profitti.

La causa è andata avanti anche dopo la morte del co-fondatore del M5s, con il figlio Davide che si è costituito parte civile. L’attore genovese è arrivato alle 9,15. Camicia bianca e giacca grigia, Grillo ha preso posto nell’aula P2 al primo piano, troppo piccola per contenere la folla di giornalisti e curiosi. Venti minuti di deposizione davanti al giudice monocratico Annamaria Ferraiolo, in cui Grillo ha chiarito la procedura seguita in quel caso.

“Firmai io l’espulsione di Ferrillo – ha detto il garante dei Cinque Stelle – dopo che il suo post mi fu segnalato dal mio staff. Quando lo vidi capii che era grave e firmai l’espulsione. Poi nel dicembre 2014 creammo un comitato per le eventuali espulsioni”. Diverse le schermaglie con l’avvocato di Ferrillo, Marco De Scisciolo: “Non puoi dare del truffatore e del fallito ad una persona che sta nel tuo movimento – ha sottolineato Grillo – e non si tratta di critiche politiche, ma di offese intollerabili, di calunnie gravi verso una persona che oggi è morta”.

Grillo ha ricostruito il cammino fatto con Casaleggio ed è tornato alle radici del movimento: “Il Movimento 5 Stelle – ha ricordato – è nato dall’idea di due persone di successo, che stavano benissimo, come me e Casaleggio, un comico e un manager dell’Olivetti, e solo per dare una mano al Paese, non per lucro. Ci abbiamo rimesso, ma siamo felici di averci rimesso se oggi siamo il primo movimento del Paese. Il movimento – ha ribadito – non è nato per scopo di lucro ma per migliorare il Paese. E chi lo criticava era contro il cambiamento. Mettetevelo in testa: noi vogliamo cambiare il Paese”.

All’uscita dal tribunale fuori programma con Ferrillo che ha sbarrato la strada al taxi di Grillo chiedendogli a gran voce che fine abbiano fatto i soldi del blog. Momenti di tensione, poi l’intervento delle forze dell’ordine ha consentito al garante Cinque Stelle di guadagnare l’uscita. Il processo riprenderà il 18 giugno: in quell’occasione è attesa la testimonianza di un altro big M5s, Luigi Di Maio.