Beppe Grillo nuova sinistra, al Pd servono facce nuove

Pubblicato il 29 aprile 2013 6:49 | Ultimo aggiornamento: 28 aprile 2013 22:10
debora serracchiani

Debor a Serracchiani: con questa “faccia nuova” (e moderata) il Pd ha sconfitto Beppe Grillo e Berlusconi

Il nuovo Partito Democratico non avrà che una scelta:

“contendere elettori a Beppe Grillo sul terreno dell’antipolitica”

ma anche

“andare a cercare voti con facce nuove e cultura di governo nel campo dei moderati (Friuli docet). Questa è la sfida su cui si giocherà il Congresso del Partito Democratico”,

secondo Elisabetta Gualmini, che sulla Stampa ha analizzato la “nuova partita a sinistra” di Beppe Grillo. La strada tracciata da Elisabetta Gualmini è difficile, perché strabica e anche pericolosa se il Pd sceglie di contendere voti a Grillo sul fronte della sinistra tipo Sel. Deve finire

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“per i democratici, che piaccia o no, la sindrome del «nessun nemico a sinistra»”.

La sindrome può diventare pericolosa proprio per le stesse ragioni che hanno causato il forte calo di voti, 8 punti in meno di tre mesi fa, del M5S in Friuli Venezia Giulia.

La storia insegna che i grandi partiti di sinistra, come il laborista e il democratico Usa, vincono al centro e se si spostano troppo a sinistra restano nell’angolo, come è stato per decenni per i due partiti citati. La Germania è un caso a parte, perché la loro costituzione costringeva i socialdemocratici a chiamarsi così, con un nome che per anni è stato come una bestemmia per la sinistra italiana. E in Francia, la ex moglie di Francois Hollande, Segolene Royal, perse proprio perché troppo a sinistra e Hollande stesso, ormai in crisi di consensi, ha vinto grazie allo sfacelo del rivale Nicolas Sarkozy.

Ormai Beppe Grillo è lui che è

“diventato l’interprete più autentico della sinistra antagonista. Mentre i dirigenti democrat cadevano l’uno dopo l’altro come birilli, epilogo scontato della strategia delle alleanze impazzite, Grillo, ormai non più contenibile dalla scatola del web e sempre più presente col corpo e col sudore in mezzo ai suoi, ha lanciato segnali inequivocabili che per certi versi normalizzano e per altri riposizionano il Movimento”.

Questo ha avuto

“conseguenze cruciali per il sistema politico e per lo stesso partito di Grillo, come si è visto con il ridimensionamento secco fotografato in Friuli Venezia Giulia, dove ha vinto Debora Serracchiani”.

I fatti che hanno ridefinito la posizione di Beppe Grillo, secondo Elisabetta Gualmini, sono stati:

1. avere proposto Stefano Rodotà per Presidente della Repubblica. Rodotà è

“una figura di spicco dell’accademia e della vita politica italiana, su cui non c’è proprio nulla da dire, se non che divide il Pd. Presidente del Pds, ma mai entrato nel nuovo partito, rigoroso sostenitore del principio di autodeterminazione individuale sui diritti civili, per un verso, e di un collettivismo statalista in materia di welfare e beni comuni per un altro, iper-proporzionalista su forma di governo e legge elettorale, nel momento in cui molti pensano che dovrebbe prendere avvio una legislatura costituente orientata in direzione diametralmente opposta”.

 

2. il «discorso» agli eletti durante il comizio stampa a Roma in cui Grillo per la prima volta ha ricostruito la storia e l’identità del suo partito. […]Una mutazione profonda dalle urla della battaglia del pre-elezioni e dall’autoritarismo intransigente dei primi giorni in Parlamento. […]

 

“Se questa è la storia, Grillo appare sempre più in grado di incorporare nella sua constituency i libertari e i radical della sinistra antagonista (una sorta di ritorno alle origini). Mettendo immediatamente fuori gioco Vendola [e quanti], se pensano di rincorrere il comico su questo terreno, sono già su un binario morto. Grillo si è mangiato quel poco di elettorato che era loro rimasto, con la velocità del suo linguaggio e della sua storia, con un’energia smisurata”.

Davanti ad essa

“le «ghirlande di parole» di Vendola (come dice lui), i contorsionismi e la fraseologia bertinottiana, le metafore tessili applicate alla politica (la «tessitura della tela delle larghe intese è iniziata») sembrano di un’era geologica fa”.

 “Ma non è detto che la radicalizzazione a sinistra sia conveniente, perché rischia di allontanare gli elettori di centrodestra, che si erano riversati tra le braccia di Grillo attratti dalle sirene dell’anticasta, e che ora potrebbero tornare ai partiti di provenienza”.

E in FVG ci sono già tornati.