Beppe Grillo prima demolisce la piattaforma Rousseau poi ritratta: “Scherzavo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Febbraio 2019 12:14 | Ultimo aggiornamento: 18 Febbraio 2019 12:14
Beppe Grillo prima demolisce la piattaforma Rousseau poi ritratta: "Scherzavo"

Beppe Grillo prima demolisce la piattaforma Rousseau poi ritratta: “Scherzavo”

ROMA – “La mia era solo una battuta, montata ad arte contro il M5S”. Lo dichiara Beppe Grillo tornando sul tweet ironico lanciato ieri sulla consultazione online (definita qualcosa a metà “tra il comma 22 e la sindrome di Procuste”) a proposito del caso Diciotti sulla piattaforma Rousseau. “Piena fiducia nel capo politico Luigi Di Maio”, sottolinea ancora Grillo.

Insomma ha prima demolito l’artificio grossolano che ha trasformato il senso del quesito sottoposto ai militanti (non un sì o un no alla richiesta del tribunale dei ministri di processare Salvini), poi ha ritrattato. Come spesso avviene, la smentita non smentisce un bel niente. Dice che la battuta è stata montata ad arte e non si capisce da chi visto che proveniva dal suo account twitter ed è stata riportata così com’era (“Se voti Si vuol dire No. Se voti No vuol dire Si. Siamo tra il comma 22 e la sindrome di Procuste!”).

Al massimo media e “giornaloni” hanno spiegato meglio a cosa si riferisse quando ha citato il romanzo pacifista “Comma 22” dell’americano Joseph Heller e la sindrome di Procuste. “Catch 22” era una norma paradossale secondo cui chi è pazzo può chiedere il congedo dal servizio militare ma chi chiede il congedo non può essere ritenuto pazzo. La sindrome di Procuste invece definisce quel disturbo psicologico che induce a disprezzare e a creare danni verso chi è considerato più bravo e preparato. 

Si capisce il problema politico rappresentato dal leader carismatico che indirettamente fa a pezzi la strategia del capo politico per uscire dall’impasse del voto su Salvini (ci turiamo il naso e votiamo per non far processare Salvini sconfessando la nostra storia, o lasciamo che sia giudicato e facciamo cadere il governo?). Si immaginano telefonate concitate, contatti frenetici: ma, ritrattando, anche Grillo tratta i suoi militanti come Di Maio i suoi cittadini orgogliosi di non essere confusi con gli onorevoli, come dei passacarte cioè da imbeccare a comando. E nemmeno troppo intelligenti. Manipolati due volte, da Rousseau e dai vertici.