“Beppe Grillo uccise la mia famiglia”, “Evasore”: campagna del Giornale

di redazione Blitz
Pubblicato il 21 Maggio 2014 9:48 | Ultimo aggiornamento: 21 Maggio 2014 10:12
Beppe Grillo

Beppe Grillo

ROMA – “Beppe Grillo assassino ed evasore”, dice Berlusconi. E Beppe Grillo assassino” ed “evasore” titola il Giornale. La campagna elettorale per le Europee punta, da parte di Forza Italia e del Giornale, sul passato scomodo di Beppe Grillo.

In particolare su un episodio tragico avvenuto il 7 dicembre 1981: Beppe Grillo era alla guida di una jeep con a bordo altri amici, una famiglia di 4 persone di cui 2 bambini.

C’è ghiaccio sulla strada ma Grillo decide di proseguire nonostante il pericolo, la macchina sbanda, finisce in un burrone, Grillo riesce a salvarsi uscendo al volo dall’abitacolo. Padre, madre e figlio di 9 anni no. Muoiono. Si salva Cristina, l’altra figlia, all’epoca una bambina. Un episodio per il quale Grillo venne assolto in primo grado ma condannato in Appello e in Cassazione. La condanna fu per omicidio colposo plurimo, un anno e due mesi poi condonati.

Mercoledì 21 maggio il Giornale dedica l’apertura a un’intervista vecchia di più di un anno a Cristina, oggi una donna di 37 anni, concessa a Vanity Fair. Allora, quando il volto di Grillo a cavallo delle elezioni Politiche era su tutti i media, la donna disse:

“Privatamen­te, ribadisco, ho ri­petutamente prova­to a contattare Gril­lo, ho chiamato il suo ufficio stampa, ho chiesto più volte un incontro che mi è stato sem­pre negato. Parlare per me è sta­to solo togliermi un ENORME mattone: tutto quello che dove­vo dirlo l’ho detto, nulla aggiun­go. Non sarò certo io a danneg­giare il suo percorso politico, né è mia intenzione farlo. Ciò non toglie che a me, come persona, avrebbe potuto dare qualcosa in più”.

Il Giornale ricorda uno stralcio della sentenza di condanna:

 «Si può di­re dimostrato, al di là di ogni possibile dubbio,che l’impu­tato poteva percepi­re tempestivamen­te la presenza del manto di ghiaccio» che causò la perdita di control­lo dell’auto. Fu una «macrosco­pica imprudenza » scrisse il giu­dice nella sentenza di condan­na.

La campagna elettorale di Berlusconi e del Giornale punta anche su un altro elemento: “Beppe Grillo evasore”. Un articolo del 17 maggio scorso di Alessandro Sallusti, dice:

È invece meno noto che aveva il vizietto di farsi pagare in nero le sue esibizioni di comico. Riporto un passo dell’articolo uscito sul Secolo XIX di Genova il 17 aprile 2011 e passato del tutto inosservato. Renato Tortarolo, autorevole collega (una vera autorità nel campo del giornalismo che segue il mondo dello spettacolo), intervista Lello Liguori, re degli impresari italiani, uno che dava del tu a Sinatra e che si districò (con qualche ammaccatura) in anni difficili tra i capricci delle star e le minacce dei boss della mala che assediavano i locali e le balere, comprese le sue. Dice Liguori, che di Grillo fu uno degli scopritori: «Detesto Grillo, perché va in giro a fare il politico e sputtanare tutti quanti ma quando veniva da me, carte alla mano, si faceva dare 70 milioni: dieci in assegno e sessanta in nero. Tranquillo, ho i testimoni». Né Tortarolo né Liguori sono mai stati querelati da Grillo per diffamazione in seguito a questa frase. «Non può farlo – ci dice oggi Liguori -, sarebbe per lui un autogol».