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Berlusconi verso i 280 seggi. Grazie a Grasso e Boldrini presidenti ex neutrali

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Silvio Berlusconi a Fiuggi

ROMA – Berlusconi verso i 280 seggi alla Camera dei deputati. Berlusconi più Salvini e Meloni ma soprattutto stavolta Berlusconi. Duecentottanta seggi che non sono poi lontanissimi dai 316 che servono a Montecitorio per far maggioranza (ma questo è altro discorso) e che sono alla portata della Destra e Centro federati per l’occasione alle prossime elezioni. E 280 seggi da deputato sono più di quanto l’alleanza Berlusconi, Salvini, Meloni poteva conquistare prima della discesa in campo di…Grasso e Boldrini presidenti, in carica, delle Camere.

Pietro Grasso con dichiarazioni quotidiane o quasi sulla morte e stupro del vero Pd causata e messo in atto da Renzi e dal renzismo e Laura Boldrini con la pubblica teorizzazione della impossibilità e nocività di allearsi elettoralmente con il Pd sono scesi in campo, sono in campo. Su una linea netta e dura: nessun accordo elettorale o intesa di programma e possibile fino a che c’è Renzi e fino a che il Pd non fa abiura del jobs act, della buona scuola e non agevola lo smantellamento della legge Fornero sulle pensioni. Insomma Grasso e Boldrini chiedono al Pd di arrendersi senza condizioni e di fare atto di sottomissione.

Grasso che viene indicato come il leader possibile di una sinistra-sinistra e cioè Mdp più Sinistra Italiana, più Rifondazione più tutto quello che c’è che a sinistra non vota Pd e Boldrini indicano con nettezza la via: chi tocca il Pd si inquina. E rimproverano a Giuliano Pisapia l’ingenuità di voler pur nelle differenze con Renzi una qualche intesa elettorale e di governo. Grasso e Boldrini dichiarano il Pd appartenere alla casta dei politicamente intoccabili.

Non solo dichiarano, agiscono. Alimentano in prima fila lo scontro politico a sinistra, se ne fanno bandiera e stato maggiore. Vogliono, esigono, consigliano, proclamano il valore non negoziabile di andare alle elezioni contro e non in alleanza con il Pd. Pd che vogliono punire, atterrare, atterrire. E’ la linea Bersani-D’Alema-Speranza. Ma ora è soprattutto la linea Grasso-Boldrini. E poco importa o cambia che Prodi segnali il cataclisma che arriva e Veltroni constati con amarezza che odi personali si sommano ad errori politici che ripetono in drammatica fotocopia quelli della sinistra negli anni ’30 del secolo scorso.

Grasso Boldrini sono in campo, sono scesi in campo. Presidenti in carica, ancora in carica. Presidenti delle Camere. Ma ora soprattutto anima e immagine e portatori attivi di una linea politica. Linea politica, quella di spezzare le reni al Pd, cui tengono tanto da sacrificare la doverosa (una volta) neutralità istituzionale. Già, presidenti neutrali fino allo scadere del loro mandato, fino allo scioglimento delle Camere. Una volta era obbligo, non certo di legge ma di etica pubblica sì.

E cosa porta, cosa immediatamente consegue dalla discesa in campo di Grasso e Boldrini? Ne consegue che Berlusconi viaggia verso i 270/280 seggi alla Camera che prima si sognava. Succede che nei collegi elettorali lungo la dorsale appenninica, in particolare Emilia e Toscana, Mdp  e lista sinistra anti Pd secondo linea Grasso-Boldrini promettono di arrivare qua e là anzi spesso intorno al dieci per cento dei consensi. E questo significa che il Pd, là dove aveva il 35 per cento probabilmente starà intorno al 25 per cento. E questo significa che a quella quota l’alleanza Berlusconi-Salvini-Meloni si può prendere i collegi dell’Italia centrale una volta “rossa”. Ed arrivare così a 270/280 seggi alla Camera.

Scrive Ugo Magri su la Stampa “quasi tutti i collegi maggioritari del centro Italia diventano contendibili dal Centro Destra e in qualche caso, da M5S. Già da un mese Renato Brunetta lo andava spiegando: una sinistra così divisa avrà l’effetto di proiettarci quasi ovunque al primo posto nei 232 collegi”.

E se Berlusconi, Salvini e Meloni fanno 280 deputati, arrivare a 320 per far maggioranza di governo è poco più di un attimo parlamentare. Il tempo si formi tra gli eletti in altre liste un gruppo, si fa per dire, di “democratici per la stabilità”, qualcosa di analogo a quanto accaduto in questa legislatura in cui il Pd che non aveva la maggioranza in Senato sempre trovava che teneva in piedi il governo. E senza alcun bisogno del fantasmatico e assolutamente implausibile governo Berlusconi-Renzi che vaporizzerebbe il Pd e sprecherebbe per il Centro destra la sua vittoria.

Robusta mano ad arrivare a 280 seggi alla Camera la danno quindi con convinzione e passione Pietro Grasso e Laura Boldrini, presidenti già non più neutrali delle Camere non ancora sciolte.

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