Berlusconi-Alfano: incontro teso di 3 ore. Ne mancano 48 al Consiglio nazionale

di Daniela Lauria
Pubblicato il 14 Novembre 2013 1:27 | Ultimo aggiornamento: 14 Novembre 2013 3:20
Berlusconi-Alfano: incontro teso di tre ore. Mancano 48 ore alla resa dei conti

Berlusconi-Alfano: incontro teso di tre ore. Mancano 48 ore alla resa dei conti

ROMA – E’ terminato dopo oltre tre ore il faccia a faccia tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano. Il vicepremier ha lasciato Palazzo Grazioli attorno a mezzanotte e mezza a bordo della sua auto senza rilasciare dichiarazioni. Poco dopo si è allontanato anche Gianni Letta, pure lui presente all’incontro.

Dopo un’altra giornata piena di tensioni, Angelino Alfano ha varcato il portone di Palazzo Grazioli alle 21.05, non prima di aver incontrato i suoi fedelissimi per studiare una strategia. Strategia che lo avrebbe portato alla corte di Berlusconi con alcune proposte distensive, che non hanno trovato facile asilo dalle parti del Cavaliere.

Fedeltà al leader, ma slegata a quella per il governo; battaglia sulla decadenza, ma senza strappi sul “progetto Italia” e Consiglio Nazionale da vivere senza scissioni. Tre condizioni difficilmente accettabili da Berlusconi che vorrebbe intorno a sé una “testuggine” pronta ad avanzare anche verso i nuovi “attacchi della magistratura, che non mancheranno ad arrivare”.

Cosa si siano detti veramente non c’è modo di saperlo, ma una sintesi di ciò che sarebbe avvenuto l’aveva provata a fare Maurizio Sacconi, a incontro iniziato: “Alfano ribadirà le stesse posizioni del 2 ottobre e cioè la convinzione che il centrodestra deve rimanere in sintonia con il suo corpo elettorale, che chiede la continuità del governo”.

Prima del vertice fiume il vicepremier aveva incontrato gli alfaniani: nella riunione molti dei suoi sono tornati a battere sul tasto del rinvio del Consiglio nazionale se non si fosse trovato un accordo per scongiurare la conta interna.

A Berlusconi, Alfano ha promesso un forte impegno per evitare il sì alla decadenza. Ma in cambio vorrebbe tenere separate le sorti del governo da quelle personali del leader Pdl: al Cavaliere, Alfano avrebbe chiesto perciò un rinnovato sostegno al governo Letta e anche una trasformazione del partito, con scelta democratica delle cariche. Ai suoi lo ha detto chiaramente: “Se da settembre sulla decadenza siamo arrivati a novembre non è merito dei falchi. E noi continuiamo a sostenere che Berlusconi sia vittima di un’ingiustizia”. “Non vogliamo rovinare la festa di sabato, perché Berlusconi la merita”, ha detto ancora Alfano provando ad allentare la tensione.

Ma Berlusconi avrebbe in mente invece una Nuova Forza Italia con pieni poteri nelle sue sole mani, azzerando tutti gli incarichi. A restringere lo spazio di manovra di Alfano poi, è arrivato puntualissimo lo stop del Pd che ha ribadito il suo no ad un eventuale slittamento sui tempi della decadenza. A completare il quadro infine, ci ha pensato Franco Coppi, uno dei legali del Cavaliere, che nel pomeriggio di mercoledì ha definito “tramontata” l’ipotesi di una richiesta di grazia al Quirinale da parte di Berlusconi.

Insomma, la partita dall’esterno appare intricatissima e tutt’altro che sbloccata a soli due giorni dal Consiglio nazionale, che potrebbe sancire lo strappo definitivo. Sullo sfondo resta la possibile assenza dei governativi al Cn. Anche se i due – Berlusconi e Alfano – non amano l’idea di separarsi.