Berlusconi apre alle Regioni sui saldi: “Rivedremo la manovra”

Pubblicato il 28 Giugno 2010 22:53 | Ultimo aggiornamento: 28 Giugno 2010 23:19

Le Regioni ribadiscono la loro posizione unitaria contro la manovra. Dopo l’ennesima giornata passata tutta all’attacco, riescono a incassare un’apertura al confronto da parte del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ma il Tesoro ripete il no a qualsiasi cambiamento che comporti una modifica dei saldi.

La timida apertura a un eventuale cambiamento di rotta del governo il presidente del Consiglio la fa al suo arrivo a San Paolo del Brasile, dopo che al termine del G20 aveva evidenziato la necessità ”dolorosa” dei tagli. Ai cronisti che lo incalzano Berlusconi risponde: ”Rivedremo la manovra”. E poi, sul possibile incontro sollecitato dai governatori del centro-destra, aggiunge: ”Vediamo, adesso siamo qui”, spiegando così la sua indisponibilità a entrare nei particolari.

Tanto basta a rincuorare gli animi dei governatori anche se, subito dopo, il portavoce del premier Paolo Bonaiuti precisa il pensiero del premier: ”Berlusconi ha risposto con un si’ alla domanda se intenda incontrare le Regioni, ma quel si’ non si riferiva certo alla possibilita’ di rivedere una manovra già delineata”. Una precisazione che sarebbe venuta dopo un intervento del ministro dell’Economia che avrebbe ribadito con forza, in una telefonata con il premier, si apprende in ambienti parlamentari della maggioranza, il suo pensiero sull’argomento.

Dunque non appare possibile modificare i ”saldi” di una manovra che deve mantenere la sua impalcatura. Ma – come aveva detto il ministro dell’Economia – qualche riequilibrio interno tra regioni è sempre possibile. Al di là delle interpretazioni sulla volontà del presidente del Consiglio, è in ogni caso arrivato subito il plauso del governatore del Veneto Luca Zaia: “Siamo certi che, per la storia dalla quale proviene, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi saprà ascoltare le Regioni e aiuterà le amministrazioni a ridurre gli sprechi a ogni livello, a partire – ha sottolineato l’ex ministro dell’Agricoltura – dall’amministrazione centrale dello Stato”.

Nel frattempo oggi si è registrata l’ennesima offensiva da parte della totalità dei governatori contro la manovra e, hanno tenuto a ribadire, senza alcuna spaccatura in seno alle Regioni. A fissare i paletti per smentire con forza possibili incrinature tra i governatori – dopo l’apertura al governo dei presidenti di Lazio, Campania, Abruzzo, Molise e Calabria -è stato ancora una volta Roberto Formigoni: ”La posizione delle Regioni è unanime – ha spiegato – e chiediamo di cambiare la manovra in un’ottica di responsabilità”, quindi ”è inutile che qualcuno cerchi di fare il furbo e cerchi di vedere distanze che non ci sono”.

E riferendosi anche a quanto dichiarato ieri a Toronto dal presidente del Consiglio, che ha ribadito la presenza di molti sprechi all’interno delle amministrazioni regionali, provinciali e comunali, Formigoni ha rammentato: ”Capisco che non si voglia accettare il fatto che le Regioni siano unanimi nel chiedere al ministero del Tesoro un cambiamento profondo di questa manovra”, ma ci si deve ricordare “di chi in questi anni ha lavorato bene”. L’inquilino del nuovo Pirellone, poi, si è detto fiducioso, al pari della sua collega Polverini, che il premier ”incontrerà i presidenti delle Regioni al suo ritorno dall’estero”.

A confermare la compattezza delle posizioni ha contribuito anche il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, il quale, anch’egli da Milano, ha spiegato che l’iniziativa dei presidenti delle 5 Regioni del centro-sud è legata ”al piano di rientro sulla sanità”. Un chiarimento che gli è servito per ricordare al Governo che le Regioni sono pronte a restituire le deleghe conferite loro dalla legge Bassanini. Altra conferma alla tenuta del fronte delle Regioni è venuta quindi dal presidente del Molise e vice di Errani alla Cinsedo Michele Iorio. E dalla presidente della Regione Lazio Renata Polverini, secondo la quale ”Berlusconi ha ragione”, ma ”la manovra crea ulteriori problemi alle regioni del centrosud, già sottoposte a piani di rientro molto penalizzanti”.