Berlusconi assolto: non sapeva di Ruby minorenne, non fece pressioni su Questura

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Marzo 2015 23:56 | Ultimo aggiornamento: 11 Marzo 2015 9:56
Processo Ruby, l'attesa davanti alla Corte di Cassazione

Processo Ruby, l’attesa davanti alla Corte di Cassazione

ROMA – Assolto. La Cassazione scrive la parola fine sul processo Ruby, almeno su quello principale, che vedeva imputato Silvio Berlusconi. La sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato l’assoluzione, che diventa definitiva, di Silvio Berlusconi nel processo Ruby. L’ex premier era imputato di concussione per induzione e prostituzione minorile. Condannato in primo grado a 7 anni, era stato assolto in appello. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso del procuratore generale di Milano Pietro De Petris. Oggi in udienza il pg della Cassazione aveva chiesto l’annullamento dell’assoluzione. In parole povere, Berlusconi non sapeva che Ruby era minorenne, e non fece pressioni sul funzionario della Questura di Milano che rispose alla telefonata: in pratica, il funzionario in questione non trasse vantaggio dal suo comportamento e nemmeno evitò uno svantaggio (futuro), nel caso in cui si fosse mostrato ostile a Berlusconi.

Accusa: “Annullare assoluzione, ha fatto ridere il mondo”. Il sostituto procuratore generale Eduardo Scardacchione, nella sua requisitoria aveva chiesto di “annullare l’assoluzione e rinviare per rimodulare la pena”. Per Scardaccione infatti le accuse sono “pienamente provate” quindi  la Corte d’appello non dovrà riaprire il dibattimento vero e proprio ma solo rideterminare la pena stabilita in primo grado (sette anni di reclusione). “L’episodio nel quale Berlusconi racconta che Ruby è la nipote di Mubarak è degno di un film di Mel Brooks e tutto il mondo ci ha riso dietro”, ha detto tra l’altro il pg.

Difesa: “Prostituzione sì, ma Berlusconi non sapeva Ruby minorenne”. Dopo il pg è stata la volta della difesa di Berlusconi. L’avvocato Franco Coppi ha chiesto la conferma delle assoluzioni in Appello. “La sentenza della Corte d’appello ammette che ad Arcore avvenivano fatti di prostituzione con compensi – ha ammesso Coppi – Cosa che non contestiamo nemmeno noi difensori, ma manca, in fatto, la prova che Berlusconi prima del 27 maggio sapesse che Ruby era minorenne”. Sulla concussione Coppi spiega che  “è stata rispettata puntualmente la prassi dell’affido seguita dalla questura di Milano, che poi Ostuni e gli altri dirigenti fossero contenti di aver fatto un favore a Berlusconi, questo ve lo concediamo, ma quanto venne fatto è solo quanto previsto dalla prassi in vigore: identificazione, foto segnalazione e ricerca di una comunità per l’affido”.

Sono due i capi di imputazione per cui è stato processato Berlusconi: prostituzione minorile e concussione. Per entrambi l’ex premier è stato condannato in primo grado e assolto in Appello.

Prostituzione minorile. Secondo i giudici di primo grado, infatti, Berlusconi sapeva senza ombra di dubbio che Ruby fosse minorenne durante le serate di Arcore. Opposto il parere dei giudici di Appello: non viene negata l’attività di prostituzione durante quelle che i legali di Berlusconi hanno definito “cene eleganti”. I giudici però sostengono che Berlusconi poteva non sapere che Ruby fosse minorenne. E senza assoluta certezza della prova non ci può essere condanna.

Più complessa la questione della concussione. Anche qui prima della Cassazione c’erano state due sentenze opposte che però muovono da un comune riconoscimento dei fatti.
Ci fu una telefonata di Berlusconi in Questura. E in quella telefonata Berlusconi, parlando con il capo di gabinetto Pietro Ostuni chiese effettivamente il rilascio di Ruby per affidarla a una “persona di fiducia”. E’ la famosa telefonata in cui Berlusconi parla di Ruby come la nipote dell’allora premier egiziano Hosni Mubarak. Tutti fatti riconosciuti come avvenuti in entrabi i verdetti.

Secondo i giudici di primo grado, però, la telefonata configura il reato di concussione. Con la telefonata il premier ha esercitato una pressione indebita, ha usato la sua carica per indurre il funzionario di polizia a rilasciare Ruby per evitare eventuali presunti svantaggi che gli sarebbero derivati da un rifiuto. Secondo i giudici di Appello, invece, non ci fu nessuna concussione: fu l’agente a decidere di sua iniziativa, per eccesso di zelo e soprattutto senza trarre alcun vantaggio dalla decisione. Per questo in Appello Berlusconi è stato assolto.