Berlusconi ad Atreju fa lezione di marxismo e affonda contro le intercettazioni

Pubblicato il 12 Settembre 2010 11:49 | Ultimo aggiornamento: 12 Settembre 2010 14:23

Dopo aver parlato male dell’Italia all’estero, comportamento che gli è valso critiche solo da parte dell’aspirante leader Nichi Vendola, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, parte all’attacco anche nel nostro Paese.

Per la sortita il premier sceglie Atreju 2010 e l’incontro con i giovani del Pdl. Sarà il sentore (nonostante le smentite) di una campagna elettorale che incombe, sarà la recente visita in quella che fu la terra del comunismo, il premier si presenta con un vistoso volume di storia sotto braccio, dribbla inizialmente le domande del minsitro Giorgia Meloni sull’attualità politica, e si lancia in una lunga lectio su dottrina e dittatura comunista. Modello e metodo che dice di disprezzare, ma che, probabilmente lo seducono più di quanto voglia ammettere.

Il premier esordisce spiegando: “Il Pdl esiste ed esisterà sempre perché non è un partito ma un popolo, il popolo di tutti quelli che non si sono riconosciuti e non si riconoscono nella sinistra”.

Quindi, eludendo la domanda sulla situazione politica attuale, il premier si lancia in una lunga dissertazione su sistema comunista, economia marxista e capitalismo. Legge il premier, e spiega ai giovani cosa, a suo giudizio,  sono il marxismo e il comunismo: una falsa “Gerusalemme celeste” che è miseramente “fallita”.

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La storia serve a Berlusconi da punto di partenza per attaccare la sinistra italiana: “Il blocco comunista esiste ancora oggi nel nostro Paese, la sinistra conduce una lotta politica con sistemi sono sempre gli stessi.

“La sinistra ha programmi irragionevoli – aggiunge il premiere – voleva reintrodurre l’Ici, la tassa patrimoniale, aprire le frontiere dando il voto agli immigrati dopo pochi anni”. E soprattutto vuole le “intercettazioni a go go”. “Tutte le volte che allungo la mano sulla cornetta del telefono – spiega Berlusconi –  non mi sento di vivere in un Paese civile e libero”.

Quanto alla situazione del Pdl, il premier si dice sicuro: “Nonostante i finiani con la Lega siamo oltre il 50% nei sondaggi”. E sul futuro del governo il presidente del Consiglio scherza con ottimismo: ”Speriamo di fare meglio del Milan e della Roma…ma sì che ce la facciamo. Sicuramente”.

Anche perché Berlusconi è sicuro di poter prendere nuovi consensi nel partito di Casini. Nel centro, a suo giudizio,  ”molti dei loro eletti” potrebbero ”votare in dissenso con il loro leader” e ”non far mancare loro appoggio al nostro governo”.

Quanto ai finiani il premier spiega: ”Ci sono 30 e passa deputati nel nuovo gruppo, questa loro decisione è per un verso apprezzabile, deriva riconoscenza che hanno nei confronti di chi li ha invitati nella lista del Pdl. Hanno pagato debito riconoscenza”.

Arriva, poi, l’immancabile barzelletta, introdotta da un ”Dobbiamo ridere”.  ”Dopo un po’ che Hitler è morto – racconta Berlusconi – i suoi sostenitori vengono a sapere che è ancora vivo. Lo vanno a cercare per convincerlo a tornare e lui risponde: Si’ torno, ma ad una condizione. La prossima volta cattivi, eh?”. Dopo la risata e gli applausi della platea il premier sottolinea: ”E’ cosi’ dopo il comunismo abbiamo sistemato anche il nazismo”.

Poi, rivolto ai ragazzi aggiunge: ”Diffidate da coloro che non sanno ridere. E’ con questo sottintendo che Bersani, Veltroni e Di Pietro non ridono mai”.

Berlusconi poi, con un’altra battuta torna ad ‘invitare’ i giovani ”a sposare una donna ricca o un uomo ricco”. ”Io ho la figlia libera di sposarsi – ha detto il premier – Credo che possa interessare e credo di sapere anche il perché: sono simpatico, ho un po’ di grano, la gente dice che ci so fare e infine pensano: ‘Lui e’ vecchio, muore subito e io eredito”’. Il premier spiega di aver rivolto l’invito ”gia’ ad una ragazza nel corso di una trasmissione in tv” scatenando numerose polemiche.

Berlusconi, quindi,  nega che ci sia una nuova tangentopoli: ”I giornali della sinistra hanno parlato di una nuova tangentopoli. Voglio dire che nel nostro partito non ci sono mascalzoni. Li abbiamo tutti individuati ed espulsi”.

Quindi, immancabile, il nuovo attacco contro i giornalisti: “Leggete meno i giornali. I nostri sono i meno letti d’Europa, perché disinformano, specie quelli di sinistra”.