Dura mezza giornata il Berlusconi-bis. Il governo ha una settimana di vita

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 11 Novembre 2010 17:27 | Ultimo aggiornamento: 11 Novembre 2010 17:38

Bossi, Fini e Berlusconi in una foto di due (mila?) anni fa

Nella migliore delle ipotesi, migliore per Fini, Bossi ha proposto al presidente della Camera di provare la “tattica del carciofo”. Il “carciofo” è Berlusconi e Fini potrebbe provare a spogliarlo foglia a foglia, se ci riesce. Bossi non collaborebbe ma neanche si opporrebbe. Più o meno il discorso, parecchio meno di un  discorso, molte allusioni e molti “no” non pronunciati, di Bossi è stato questo: ti mi dai tempo e spazio per il federalismo, non ti metti a strillare sui numeri. Io ti dò la possibilità di “scarciofare” Berlusconi ma la testa di Berlusconi no, quella non te la dò. Apriamo la crisi di governo dando a Berlusconi la garanzia che otterrà il reincarico a governare, altrimenti lui non si dimette. Tu dici, prima e pubblicamente, che ti sta bene il “Berlusconi-bis”. Poi, se ce la fai, gli blocchi le leggi sulla giustizia, lo scudo, le intercettazioni, quel che ti pare. E, se ce la fai, ti intesti anche una nuova politica economica. Noi della Lega non ci mettiamo di mezzo, non aderiamo e non sabotiamo.

Ma Fini nella peggiore delle ipotesi, peggiore per Berlusconi, non si è convinto della “tattica del carciofo”. Preferisce quella del “melone”. Vuole aprirlo il melone della crisi e vedere se è rosso o bianco, se ce la fa subito ad “aprire” Berlusconi stesso. Fini teme che, se non lo usa adesso, se non apre ora il melone, il coltello che ha in mano diventi di plastica e si spezzi. Fuor di metafora, Fini vuole che Berlusconi, prima di un eventuale reincarico e “Berlusconi-bis” pubblicamente sottoscriva un programma di governo diverso e opposto a quello che è stato il programma del “Berlusconi-uno”. Questo e non altro significa quel “le cose sono più complicate di quel che dice Bossi”. Questo c’è dietro l’ammissione dello stesso Bossi quando risponde alla domanda se Fini sia d’accordo sul “Berlusconi-Bis”: “Abbastanza”. Solo “abbastanza”.

Tattica del carciofo e strategia del melone non sono necessariamente inconciliabili. Fossero da soli, Bossi e Fini un’intesa “dell’arancio”, prima lo incidi e poi lo sbucci, la troverebbero pure. Ma c’è ovviamente Berlusconi. E Berlusconi per avviarsi sulla strada del “Berlusconi-bis” vuole da Fini un preventivo bacio della pantofola, vuole che il presidente della Camera dica più o meno: non c’è altro premier fuori da Berlusconi, non c’è governo fuori da Berlusconi. Questo Fini non vuole e non può, lui è anche e soprattutto leader di Fli che vuole diventi la culla ampia e comoda della nuova destra. Se Fini alla fine della fiera rivota e rigiura su Berlusconi premier, allora farà la figura del piffero partito per suonare e rimasto suonato. Se Fini vuole, domani anche se non oggi, essere l’alternativa a Berlusconi non può baciargli la pantofola, anche a rischio di finire a elezioni.

Simmetricamente Berlusconi non vuole e non può fare atto di contrizione politica. Per orgoglio e per calcolo. Non si fida di varare il “Berlusconi-bis”. E se poi finisce ad elezioni lo stesso? Brutta campagna elettorale per lui dopo pubblica ammissione di errori. Non si fida di restare senza scudo. Preferisce e lo ha fatto sapere andare al Senato a tentare la fiducia. Se la ottiene lì e poi non la ottiene alla Camera, va alle elezioni con l’indice puntato contro Fini. Se non la ottiene neanche al Senato, allora muoia Sansone con tutti i filistei. “Non mi dimetto, Fini mi sfiduci”.

E Bossi? Bossi mollare Berlusconi non vuole e non può. Nel pomeriggio lo ha detto chiaro, richiamato all’ordine da un premier sempre più nervoso: “Si fa solo quello su cui Berlusconi è d’accordo”. Non è più sicuro Bossi al cento per cento del trionfo elettorale, ma non è in grado di fermare la macchina senza freni che scivola verso elezioni.

Quindi? Quindi i finiani ritireranno la delegazione al governo appena Berlusconi torna dalla Corea. Berlusconi li sostituirà, “rimpasterà” il suo governo dopo essere passato per il Quirinale per “riferire” e non per dimettersi. Poi andrà al Senato a sfidare le opposizioni e alla Camera a sfidare i numeri. Se fa “strike” con due volte la fiducia, schiaccerà Fini come un pomodoro maturo, se di fiducia ne prende una sola sfiderà la sorte alle elezioni. In fondo è semplice e, anche se sembra un’insalata allestita alla rinfusa, è solo un menù già scritto.