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Sfiducia a Caliendo, il giorno della verità. Berlusconi: “Astensione una scelta insensata, Tremonti non mi tradirà”

Silvio Berlusconi durante una cena con le deputate del Pdl, è stato chiaro: “O si vota la sfiducia a Caliendo e non si capisce il motivo, oppure se si sostiene il Governo si vota la fiducia e basta”. Il premier, riferiscono all’Agi alcune partecipanti all’incontro, non ha nascosto di considerare uno strumento di ‘guerriglia’ la decisione da parte del presidente della Camera di incontrare esponenti dell’opposizione come Casini e Rutelli.

“Tremonti non mi tradirà e non parteciperebbe mai ad un eventuale governo tecnico ma sarebbe favorevole ad andare a elezioni anticipate”, ha detto poi Berlusconi,

“E’ il segnale che vogliono continuare ad indebolirci e cercano il pretesto per rompere” ha spiegato il cavaliere. Il capo del Governo, però, ha escluso che oggi possa salire al Quirinale per aprire la crisi. “Non so da dove siano arrivate queste voci. Io sono determinato ad andare avanti. Certamente – ha ancora ragionato Berlusconi sempre secondo le stesse fonti – è da irresponsabili praticare queste manovre di palazzo ma io continuo ad andare avanti”.

Il premier ha escluso totalmente la possiblità di governi di transizione e ribadito che se si dovesse andare al voto bisognerà farlo quanto prima possibile. “Dobbiamo essere pronti a questa evenienza”, ha sottolineato Berlusconi.

La fine del bipolarismo sarebbe un passo indietro per tutta la politica. Tornerebbero in ballo meccanismi tipici del teatrino della prima repubblica. Lo avrebbe detto ieri sera il premier Silvio Berlusconi, a quanto riferiscono alcuni partecipanti, nel corso di una cena con alcune deputate del Pdl.

Gianfranco Fini ha invece riunito i suoi e, a cena, ha dettato la linea sul voto nel caso del sottosegretario Caliendo su cui pende la mozione di sfiducia dell’opposizione. Una mozione “chiaramente strumentale”, dice il presidente della Camera, perchè “Caliendo non è Cosentino. Questa vicenda è tutt’altra cosa”. I ministri, dunque, devono votare col governo, dice Fini, “dobbiamo ribadire assoluta fedeltà al programma”. “Non siamo traditori” scandisce la terza carica dello Stato ribadendo che i finiani saranno leali al governo ma anche “coerenti”.

Il momento della verità è fissato per le 17 di oggi, quando a Montecitorio i deputati saranno chiamati a esprimersi con un sì o con un no. Sulla carta, Caliendo non rischia granchè : la decisione di astenersi presa dal neonato gruppo finiano in compagnia di Udc, Api e Mpa mette il sottosegretario al riparo da brutte sorprese.

Ma si apre ugualmente un problema politico grande come una casa, perchè a pochi giorni dal divorzio tra Fini e Berlusconi, la pattuglia dei fedelissimi del presidente della Camera volta le spalle alla maggioranza e si ritrova dallo stesso lato delle forze interessate alla costruzione di un terzo polo sganciato dal centrodestra e dal centrosinistra.

I diretti interessati, intanto, se proprio devono dare una definizione al cantiere di fatto messo in piedi, Udc di Casini, Api di Francesco Rutelli, Fli finiano e Mpa, si trincerano dietro un diplomatico “area di responsabilità istituzionale”.

Maroni stoppa il risiko e avverte che “se il governo sarà sfiduciato, non ci sono alternative al voto anticipato. Con la novità, per l’Italia, che si voterà a ottobre o novembre, ma cambia poco”. “Il cambiamento è solo all’inizio”, certo è che “si è rotta la maggioranza più forte degli ultimi 60 anni, e di fatto il bipolarismo”, spiega invece Francesco Rutelli che ritiene necessario “unire le forze che vogliono fare le riforme ed esercitare una grande responsabilità”.

E il nuovo movimento politico dei finiani, Berlusconi “lo vuole, politicamente parlando, amico o nemico? Dipende da lui, soprattutto da lui”, è il messaggio che arriva da Carmelo Briguglio. “Nel sistema bipolare non esiste il terzo polo. Sarebbe come giocare a tennis seduti sulla rete…”, sdrammatizza il finiano Italo Bocchino. Quindi, lealtà al governo Berlusconi da parte del gruppo Futuro e libertà? “Lealtà al mandato ricevuto dagli elettori”, risponde. Le stesse parole usate dal leader.

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