La sesta volta di Berlusconi: incubo e sogno che tornano

di Elisa D'Alto
Pubblicato il 11 luglio 2012 21:03 | Ultimo aggiornamento: 11 luglio 2012 21:03

Silvio Berlusconi (Foto Lapresse)

ROMA – L’annuncio è di quelli assertivi: “Berlusconi si ricandida a premier”. Silvio Berlusconi torna da candidato, torna in prima linea dopo otto mesi di assenza. E questa volta, la sesta volta, è “per causa di forza maggiore”, nuova e inaspettata variante dell’ormai abusato “a sua insaputa”. Berlusconi ha infatti accompagnato l’annuncio (fatto da Alfano mercoledì mattina) con questo ragionamento: “E’ una scelta che non avrei voluto fare ma a cui mi stanno spingendo i sondaggi, centinaia di lettere e di messaggi del popolo dei moderati”, avrebbe detto ai suoi. Non avrebbe voluto, insomma. Si era rassegnato a fare il presidente del Pdl, la sua creatura, esattamente come Bossi con la “sua” Lega. Ma “purtroppo” i sondaggi dicono altro. I moderati, gli italiani, vogliono lui.  Un Pdl senza Berlusconi, infatti, rischierebbe di fermarsi sotto il 10%. Poco meglio farebbe il Pdl formato “diarchia”, con Alfano segretario e premier e Berlusconi presidente: così costruito il partito potrebbe raccogliere il 18%.

Incubo e sogno che tornano, un dejà-vu che altro non fa se non confermare i tempi ciclici della politica italiana. Un italiano su tre, sempre secondo i privatissimi sondaggi del Cavaliere, non sa stare senza Berlusconi. Esattamente come nel ’94, nel 2001, nel 2005, nel 2008. E ora, dopo otto mesi di Monti, il moderato italiano rimpiange il Pdl, quello vecchio stampo. Angelino Alfano si è fatto da parte in tempi record: “La discesa in campo? In tanti glielo stanno chiedendo e io sono tra questi”. Tra i fedelissimi l’annuncio ha creato un fermento vicino all’euforia. Daniela Santanchè sfodera arditi sillogismi: “Berlusconi é il nuovo che si contrappone al vecchio, perché noi siamo diventati più vecchi senza Berlusconi”. Rocco Girlanda azzarda metafore parascientifiche: “E’ ancora il bosone di Higgs della politica italiana”.

Che sia il nuovo o che sia il bosone della politica, Berlusconi deve però considerare il nodo alleanze. Basta scorrere le reazioni degli ex alleati sull’agenzia Ansa. Per la Lega Nord, il segretario Roberto Maroni: “Scende in campo? Dove, a San Siro?”. Per l’Udc, Pier Ferdinando Casini: ”Nell’aria c’è qualcosa di nuovo oggi, anzi di antico …”. Ironizza Futuro e Libertà per bocca del coordinatore nazionale Roberto Menia: “In lui tutta l’Italia vede certamente il simbolo adamantino del rinnovamento della politica, del ricambio generazionale, della sincera partecipazione al dramma del precariato, della disoccupazione giovanile e soprattutto femminile…”. Allarmato invece Claudio Barbaro, anche lui di Fli: “Sembra una minaccia…”.

Ma la politica, in tempi di spread, guarda ormai a scenari allargati rispetto ai confini nazionali. Finora si registra un unico isolato commento. A domanda diretta il portavoce del Cancelliere tedesco Angela Merkel ha risposto con un secco ma eloquente: “No comment”. Abbandonato dagli alleati tradizionali, sotto nei sondaggi rispetto al Pd, tallonato da Beppe Grillo, deriso (fino a pochi mesi fa) dai partner europei. La sesta volta di Berlusconi, quella targata 2013, è di sicuro quella “contro ogni pronostico”. E quindi la più probabile.

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