Mi telefoni o no? Berlusconi non chiama e la Carfagna lo scarica. “L’ho creata e mi ripaga così”

Pubblicato il 21 Novembre 2010 8:27 | Ultimo aggiornamento: 21 Novembre 2010 11:22

Mara Carfagna

“L’ho creata e mi ripaga così”. Da artefice del fenomeno ministro-ex soubrette, Silvio Berlusconi si è dovuto chiudere nella delusione dopo lo schiaffo Carfagna. Lei, la Mara a capo delle Pari opportunità, ha deciso di dare il ben servito a Pdl, Parlamento e ministero dopo la fiducia del fatidico 14 dicembre. Ha detto: “Il 15 dicembre mi dimetto, guerra tra bande in Campania”.

Non ci dice però la Carfagna per quale banda parteggi lei in questa lotta che, vista sullo sfondo degli interessi milionari contesi da tutti i partiti presenti nella regione, puzza, se non altro di spazzatura.

Certo nessuno mette in dubbio la cristallina e trasparente onestà della Carfagna, in assoluto e nello specifico della monnezza di Napoli e dintorni. Però anche il suo giochetto degli ultimi giorni messo in atto per stanare Berlusconi è abbastanza trasparente, quasi commovente, tanto evidente che Berlusconi, pur accecato dall’amore per la sua creatura Mara, strappato di quà e di là dagli opposti, contrastanti e inconciliabili interessi, tutti politici, tra la corrente della Carfagna e quella dei suoi nemici, ha fatto l’unica scelta possibile, tra perdere una bella e brava ministra, singola, e un pezzo di partito in una regione chiave, non solo per gli affari che alimentano la politica, ma per i voti.

Questo spiega la delusione della Carfagna, che aspettava la chiamata di resa promessale da Berlusconi che invece non è arrivata. Così la ministra, irritata dai suoi e influenzata dal finiano Italo Bocchino per tanti, si è rifugiata dai genitori, dal fidanzato Marco Mezzaroma, anche questo, possono pensare i maligni, per completare l’iconcina della ballerina redenta.  Ma della chiamata del Cavaliere neanche l’ombra per tutta la giornata.

Sperava ancora che il premier potesse cambiare rotta e lasciare perdere quelli che Lady Pari Opportunità vede come nemici, il presidente della provincia di Salerno Edmondo Cirielli, “l’uomo per cui il coordinatore regionale del Pdl Nicola Cosentino era riuscito giovedì a far correggere la decisione del consiglio dei ministri sulle competenze per il termovalorizzatore campano.

Poi si è pure sfogata. Chi comanda nel partito? Le bande al potere in Campania, a detta sua, e poi i falchi “che hanno spinto Berlusconi a rompere con Fini, i Verdini, i La Russa, quelli che vogliono sfasciare tutto”.

Silvio Berlusconi

Lui, Berlusconi, era al vertice Nato di Lisbona e quando a pomeriggio inoltrato ha saputo che la sua pupilla entrata in Parlamento tra le polemiche lo aveva abbandonato (ancora non di fatto) si è innervosito. L’ha presa come un’ingratitudine. In conferenza stampa ha parlato di lei come della “Signora”. Ieri, sabato 20 novembre, prima di avere la conferma aveva detto di aver «stropicciato gli occhi» vedendo i titoli sulla Carfagna e non sul vertice Nato.

Sebbene abbia portato a casa i complimenti del presidente Usa Barack Obama per l’Afghanistan e si sia vantato di sondaggi che lo danno al 56%, la delusione Carfagna resta.

I numeri per governare Berlusconi dice di averli, è convinto che vincerà anche senza Gianfranco Fini in caso di elezioni. Ma la mazzata Carfagna qualche grana gliel’ha già creata. L’ultima speranza per la fiducia e mettersi al riparo è l’ambulanza Pannella, i radicali, che alla Camera hanno sei voti. Il problema però è che Bossi storcerebbe il naso all’alleanza con Pannella e Berlusconi lo sa.

L’emergenza è ancora Futuro e libertà, come spiega Bei su Repubblica:  “Puntiamo a una maggioranza non di quantità ma di qualità”, dice sibillino il ministro Ignazio La Russa, facendo intendere che Fli (in quanto tale) ne sarà escluso”.