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Berlusconi: “Mi piange il cuore ma ora basta con Fini”

”Sto male, mi piange il cuore, ma non credo si possa piu’ andare avanti in questa situazione. Non lo vogliono i nostri parlamentari, non lo vuole la nostra gente”. Il premier Silvio Berlusconi è apparso determinatissimo, ma anche sofferente ai 36 membri dell’ufficio di presidenza che ha sancito la rottura con Fini in un documento votato con i tre soli voti contrari dei finiani Ronchi, Viespoli e Urso.

”Siamo addolorati di dover andare verso questa decisione ma il Pdl ha bisogno di un choc, dobbiamo dimostrare che il partito esiste e decide – ha spiegato il cavaliere con tono pacato – e io sono sempre stato responsabile ma c’è stato un deterioramento continuo dell’immagine mia e di quella del partito. Ho tentato l’accordo per molto tempo, ma questo non ha portato a niente”.

Giorgia Meloni e i tre esponenti finiani presenti all’ufficio di presidenza hanno implorato il premier di aspettare almeno 24 ore, di rinviare almeno la decisione. ”Non è possibile – ha chiuso la porta lui – ci sono stati troppi tentativi, e ogni volta senza risultato. Abbiamo perso sei punti pieni nei sondaggi per queste liti e questi attacchi continui”.

Riferendosi all’offerta di tregua arrivata ieri con la conversazione-intervista di Fini con il direttore del Foglio, Giuliano Ferrara, il premier ha poi aggiunto: ”Non basta solo un ‘intervista all’ultimo momento utile, sollecitata per giunta da un giornalista, a farmi dimenticare tutto. Io ci ho provato troppe volte”.

Tra i presenti c’è anche chi riferisce che Berlusconi avrebbe parlato di risentimento di Fini per il solo fatto che il premier esiste e per l’ambizione del presidente della Camera a ricoprire il ruolo del cavaliere. In ogni caso, in più passaggi, Berlusconi ha definito ”non ricucibile” il rapporto con Fini.

Anche se poi, comprendendo la difficoltà degli ex colonnelli di An come Ignazio La Russa e Gianni Alemanno, ha accettato che fosse inserito un unico emendamento nella parte finale del documento in cui si dice che ”viene meno allo stato anche la fiducia del Pdl nei confronti del ruolo di garanzia del presidente della Camera indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni”. Come a dire che, semmai i comportamenti di Fini dovessero cambiare, un piccolo spiraglio di ripensamento ancora esiste.

Di fronte a Pasquale Viepsoli che sosteneva la necessita’ di un dialogo diretto tra Berlusconi e Fini, che invitava il premier a non dare credito alle affermazioni dei vari Bocchino e Granata, Berlusconi avrebbe risposto: ‘È Fini che ha espresso determinate posizioni in piu’ momenti. È stato lui e non io a portarmi al punto di abbandonare il ddl sulle intercettazioni con i suoi continui rilievi”. E infine, di fronte al fatto che Viespoli negava l’effettiva volontà dei finiani di dare vita a gruppi autonomi, il premier ha risposto al sottosegretario: ”Pasquale, tu solo non hai firmato, ma da stamattina che esponenti autorevoli parlano di 33 deputati già pronti a passare di gruppo e nessuno li ha smentiti”.

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