Berlusconi, la lettera mancante. Da Napolitano senza dimissioni

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 8 Novembre 2011 19:05 | Ultimo aggiornamento: 8 Novembre 2011 19:21

Berlusconi esprime a Bossi il suo sgomento subito dopo il voto (foto Lapresse)

ROMA – Il Silvio Berlusconi dell’immediato dopo-voto sul rendiconto di Bilancio è un uomo frastornato, poco lucido nei tempi e nei modi della reazioni, lui che ha alle spalle una vita di successi basati sulla prontezza di riflessi nelle situazioni difficili.

È senza maggioranza, ha 308 voti più uno (Malgieri) contro 321 deputati che hanno deciso di non votare, configurando una maggioranza alternativa. In fondo tutti lo sapevamo che poteva finire così. Lui invece, prima vittima della sua stessa propaganda, era genuinamente sorpreso. Ha discusso per ore sul da farsi con i suoi, segno che il grande capo questa volta era impreparato agli eventi. B. non aveva un piano B.

Gli appunti scritti sul foglietto subito dopo il risultato del voto sono la perizia grafologica sulla confusione che regna nella mente di Berlusconi. Il Gheddafi che è in lui mira subito agli “otto traditori”. Poi segue una parola che è nata con lui e con il suo primo “tonfo” in politica (per mano leghista, nel lontano dicembre 1994): “Ribaltone”. Quindi: “Voto”. Quale? La votazione appena passata o le elezione anticipate future? Poi: “Prendo atto, rassegno (aggiunto con una graffa, ndr) le dimissioni. Infine: “Pres Repubblica” e per chiudere “una soluzione”.

Già, quale soluzione? Adesso che fa Berlusconi? Non si dimetterà. Innanzitutto cerca il voto di fiducia sulle misure da prendere per tenere buona l’Europa, la prossima settimana. Poi continuerà la navigazione a vista.

Ma qual è il costo di questa crisi di governo? Si presenta subito sotto forma di interessi sui titoli di Stato: lo spread va oltre i 500, appena i mercati capiscono che il premier neanche questa volta rassegnerà le dimissioni.

La sua strategia è una e semplice, quindi: impedirà altri governi all’infuori di Silvio, a tutti i costi. Obiettivo: scivolare verso le elezioni anticipate.