Silvio-Patrizia: terzo audio della notte insieme. “Un giovane sarebbe già arrivato…” “Devi toccarti con una certa frequenza…”. L’Italia sa tutto

Pubblicato il 23 Luglio 2009 13:59 | Ultimo aggiornamento: 23 Luglio 2009 19:18

patrizia-d-addario-foto-3-110x1101Si ascolta con imbarazzo, ma non si può non ascoltare. Imbarazzo per se stessi, trascinati quasi fisicamente in sudore, parole e liquidi di amplessi altrui. Imbarazzo per quei due che si scambiano valutazioni, misurazioni, attestati di stima sessuale e reciproche assicurazioni e richieste. Ma quei due sono Silvio Berlusconi, il presidente del Consiglio, e Patrizia D’Addario, la escort a pagamento. La scena è sempre la stessa: Palazzo Grazioli, il letto è sempre lo stesso. Anche il sito e il settimanale sono gli stessi, quelli dell’Espresso che centellina, audio dopo audio, le pubblicazioni sottoponendo non a caso ma per scelta il premier a questa tortura. Tortura voluta e cercata ma, purtroppo, non c’è niente di falso, le voci e i fatti sono autentici.

Patrizia: “Un giovane sarebbe già arrivato in un secondo. Sai, cioè, sarebbe arrivato…i giovani hanno un sacco di pressioni…”.

Silvio: “Però, se posso permettermi…il guaio secondo me è di famiglia”.

Patrizia: “Quale?”.

Silvio: “Avere l’orgasmo”.

Patrizia: “Sai da quanto tempo non faccio sesso come ho fatto con te stanotte? Da molti mesi, da quando ho lasciato il mio uomo…Ti sembra normale?”.

Silvio: “Mi posso permettere? Tu devi fare sesso da sola…Devi toccarti con una certa frequenza”.

Chi vuole, chi ha stomaco potrà trarne la conferma della prestanza e capacità sessuale del settantenne. Oppure chi altrettanto stomaco ha potrà trovare conferma del fatto che il premier non solo non è “un santo” ma è un “utilizzatore finale” abituale ed esperto di sesso a pagamento. Diamo per assodate e certe le due circostanze: il premier è virile quanto bugiardo. Adesso sappiamo tutto, lo abbiamo sentito con le nostre orecchie. Basta. Vederlo con i nostri occhi potrebbe trasformare l’imbarazzo in vergogna. Basta, quel che c’era da sapere si sa. Inutile negarlo ma basta. Grazie a chi ce lo ha fatto sapere ma basta. Ognuno può, se vuole e se sa, giudicare l’uomo, lo statista, il paese e, in fondo se stesso.