Berlusconi, dimissioni, Preiti, Iva… Per Letta 5 mesi sulle montagne russe

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 settembre 2013 5:45 | Ultimo aggiornamento: 28 settembre 2013 20:51

Berlusconi, dimissioni, Preiti, Iva... Per Letta 5 mesi sulle montagne russeROMA – La sparatoria durante il giuramento. La foto opportunity Pd-Pdl. Il “cacciavite” lettiano contro “l’apriscatole” grillino. Il decreto Fare, i saggi per le riforme, il finanziamento ai partiti, l’Imu, l’Iva. La condanna di Berlusconi, le fibrillazioni, le dimissioni dei ministri del Pdl e quelle annunciate dai parlamentari del popolo della libertà. Si stenta quasi a credere siano trascorsi solo cinque mesi, a mettere in fila le istantanee del governo Letta.

A due mesi dalle elezioni, fallito il tentativo di Pier Luigi Bersani, il 28 aprile Enrico Letta e i suoi 22 ministri (7 le donne) giurano nelle mani del presidente rieletto Giorgio Napolitano. Al fianco di Letta c’è, da vicepremier, Angelino Alfano, a suggellare le larghe intese Pd-Pdl-Sc. Ma a funestare la giornata arriva il gesto di Luigi Preiti, disoccupato che davanti a Palazzo Chigi spara e ferisce 2 Carabinieri ma voleva “colpire i politici”.

“Questo è un governo di servizio al Paese. Non ho intenzione di vivacchiare a tutti i costi”, scandisce il premier il 29 aprile, nel chiedere la fiducia alla Camera (saranno 453 sì, 153 no, 17 astenuti). Letta fissa un orizzonte di 18 mesi, il tempo necessario per approvare le riforme costituzionali e intanto usare la “fionda di Davide” per sconfiggere la crisi-Golia. Nel programma di governo si va dalla soppressione dello stipendio dei ministri, allo stop al pagamento dell’Imu sulla prima casa, dal forte impegno per il superamento dell’emergenza lavoro, all’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.

Silvio Berlusconi, che batte con insistenza sul tasto dell’Imu, dà la sua benedizione: “Se il governo fallisse si dovrebbe andare a elezioni e chi si fosse assunto la colpa ne subirà la pena”. Un tour nelle capitali europee, poi per Letta inizia il lavoro a Palazzo Chigi. Per “fare spogliatoio” il 12 maggio riunisce i ministri dell’inedita squadra Pd-Pdl-Sc in conclave nell’abbazia di Spineto. Il Cdm nei primi cento giorni vara, tra gli altri, il decreto Ecobonus, il dl Fare, il ddl sui partiti e il ddl costituzionale per definire l’iter delle riforme. Nasce anche una commissione consultiva di saggi, che a settembre consegna la sua relazione su bicameralismo e forma di governo.

Intanto, non mancano gli incidenti di percorso. Il 24 giugno il ministro Josefa Idem si dimette per una vicenda di Ici non pagata. Il 19 luglio il Senato respinge, con sollievo del governo, la mozione di sfiducia presentata da M5S e Sel contro il ministro dell’Interno Alfano per lo scandalo dell’espulsione di Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Ablyazov. Viste le resistenze nella maggioranza, Letta rinuncia al blitz sulle modifiche al Porcellum. Ma in Europa festeggia la fine della procedura d’infrazione e, dopo un’estate senza ferie, al G20 russo esulta: “L’Italia non è più dietro la lavagna”.

Ma il primo agosto è arrivata la condanna definitiva di Berlusconi a 4 anni nel processo Mediaset e le fibrillazioni nella maggioranza continuano ad aumentare. Letta batte sul tasto della “stabilità”, conferma “determinazione”, e prosegue nella sua strategia dei “piccoli passi” (o del “cacciavite”). Arriva lo stop all’Imu voluto dal Pdl e misure su scuola, cultura e P.a. Ma a tenere banco sono le riunioni della giunta del Senato sulla decadenza del leader Pdl (e di una rinata Forza Italia). Alle turbolenze politiche Letta si ribella: “Non mi farà logorare. Non possiamo essere io e Napolitano i parafulmini”.

Ma le cose peggiorano. Per il governo arriva la brutta notizia dello sforamento, seppur di poco, del rapporto deficit/Pil. E infine, mentre il premier è negli Stati Uniti a presentare il piano “Destinazione Italia”, la doccia fredda: l’annuncio delle dimissioni di tutti i parlamentari Pdl, e quelle a sorpresa dei ministri: che aprono inquietanti scenari di crisi.