“Berlusconi ha ferito tutte le donne italiane”, la lettera di Giulia Bongiorno a Repubblica

Pubblicato il 21 Gennaio 2011 10:05 | Ultimo aggiornamento: 21 Gennaio 2011 10:08

Giulia Bongiorno

Da donna e da avvocato la finiana Giulia Bongiorno porta su Repubblica la ferita delle donne d’Italia. E’ quella formatasi per mano del presidente Silvio Berlusconi e per la sua considerazione delle ragazze e delle signore di questo Paese. ”Lo stile e la filosofia di vita di un uomo che riveste la carica di presidente del Consiglio non possono non ripercuotersi sulla vita pubblica. Lo dimostra il fatto che Berlusconi, con le sue parole e i suoi comportamenti, ha inferto una ferita a tutte le donne italiane”, a ciascuna delle quali, ”nel momento in cui le donne vengono scelte e premiate in base non al merito ma a qualcos’altro che con la professionalità, l’impegno, l’intelligenza ha poco o nulla a che fare, è stata riversata addosso l’inutilità del loro sacrificio”.

La presidente della commissione Giustizia della Camera, in una lettera indirizzata al direttore di Repubblica Ezio Mauro afferma ancora: ”Se prima di condannare è necessario aspettare che si faccia chiarezza sulla sussistenza di certi reati, non si può ignorare che non tutto quanto è emerso in questi giorni è in attesa di giudizio”, scrive l’avvocato e deputata finiana.

”Il contesto oggettivo in cui sarebbero maturate le vicende processuali non ha improvvisamente squarciato un velo e mostrato un profilo imprevisto e del tutto inedito del premier”, perche’ l’opinione di Berlusconi sul gentil sesso, che ”ha un’enorme rilevanza politica”, è stata ”da lui stesso espressa in modo inequivocabile con battute, barzellette, colloqui pubblici e privati”. Un’opinione, prosegue Bongiorno, ”già delineatasi attraverso le dichiarazioni di Veronica Lario e Barbara Berlusconi, le vicende di Noemi Letizia e Patrizia D’Addario”. A questo si aggiunge che ”mai le battaglie del presidente del Consiglio hanno coinciso con le battaglie delle donne”. L’avvocato invita a ”non coprire con l’alibi del segreto istruttorio o con il fragile scudo della privacy ciò che segreto non è, e nemmeno riservato”.

In questo contesto, sostiene, ”sono le donne che per prime devono farsi forti della loro dignità e della consapevolezza del loro valore per esprimere a voce alta lo sdegno che questa mentalita’ suscita nella stragrande maggioranza di noi. Se credono – conclude – gli uomini continuino pure ad ammirare e a sostenere Silvio Berlusconi; le donne, per favore, no”.