Il poker d’assi di Berlusconi: elezioni con qualcun altro al governo

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 2 Agosto 2010 14:06 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2010 21:00

Qual è l’obiettivo, il traguardo, la richiesta, addirittura il sogno di tutte, quasi tutte, le opposizioni e gli oppositori di Berlusconi? Cosa immaginano, preparano, propongono, a cosa lavorano Bersani e D’Alema, Casini e perfino, come da ultimissimo blog, Beppe Grillo? E cosa i berlusconiani e i leghisti, i Bossi, i Calderoli, i Cicchitto, i Bondi, i La Russa, i Gasparri dipingono come il diavolo, la sciagura, l’invasione degli ultracorpi cui opporre un virile e drastico “no pasaran”? Eccola la meta agognata e la minaccia da respingere e sventare: il “Governo di transizione”. Cioè un governo che porti, accompagni l’Italia ad elezioni anticipate e che sia guidato e presieduto da qualcuno che non sia Berlusconi. Viene in mente quell’antico detto: prega che gli dèi non esauriscano i tuoi desideri…

Elezioni precedute da qualche mese di governo con seduto a Palazzo Chigi un altro che non sia Berlusconi sono infatti per Berlusconi l’equivalente di un poker d’assi nella partita politica appena iniziata. E  gli assi nelle mani di Berlusconi arriverebbero con il “Governo di Transizione” mentre sono i suoi avversari a dare apparentemente le carte.

Primo asso, quello “pigliatutto”. Se l’Italia torna a votare con Berlusconi presidente del Consiglio in carica, il messaggio elettorale di Berlusconi dovrà essere: “Non mi hanno lasciato lavorare, mi hanno legato le mani”. Variante più hard: “Mi hanno tradito”. Può funzionare, ma è messaggio debole. Appena due anni fa Berlusconi era e si diceva capace di spaccare il mondo e rifare i connotati all’Italia. Appena due anni e mezzo dopo dovrebbe chiedere voti in nome di un’occasione mancata, perduta. Chiedere voti solo per ricominciare. Senza aver abbassato le tasse, senza aver cambiato la Costituzione, con le ali alquanto impiombate da una manovra economica, forse due. Se invece si va ad elezioni con qualcun altro seduto a Palazzo Chigi, la piattaforma elettorale di Berlusconi sarà: “Scippo e impostura contro il popolo sovrano…Congiura per mettere in piedi un governo illegale…”. Qualcosa di molto più efficace e soprattutto qualcosa che azzera, cancella il magro bilancio dei due anni di governo. Il “Governo di Transizione” regala a Berlusconi una campagna elettorale da una posizione di “opposizione”, quella che oggi gli elettorati europei maggiormente premiano. Il “Governo di Transizione” esenta Berlusconi dal dazio di aver governato e monda ogni suo peccato politico agli occhi del maggioritario elettorato di centro destra.

Asso numero due: il “Governo di Transizione” dovrebbe intestarsi il rischio e il costo economico di elezioni anticipate. Costo non delle schede da stampare, costo finanziario. Con centinaia di miliardi di titoli di Stato da ricollocare sul mercato, insomma da vendere a qualcuno che della finanza pubblica italiana si fida, il rischio di un aumento dei tassi è quasi una certezza. Rischio che si paga con tasse o inflazione. Tasse e inflazione che l’elettorato metterebbe in conto a quelli che hanno “usurpato” il posto di Berlusconi.

Asso numero tre: il “Governo di Transizione” erediterebbe da Berlusconi la promessa fatta a Bossi di un federalismo tutto e subito. Senza seria valutazione di spesa, con annesso malcontento del Sud. Problema oggi di Berlusconi, domani del “Governo di Transizione”.

Asso numero quattro: il “Governo di Transizione” chi lo vota in Parlamento? I finiani? Ufficializzando così una natura di “ribaltonisti traditori” che vanno al governo senza passare dalla stazione del voto popolare? Di Pietro e Vendola che invece se ne terrebbero il più distanti possibile? Il “Governo di Transizione” scivolerebbe rapidamente, inesorabilmente verso l’immagine e la sostanza di una brutta copia del secondo governo Prodi: la rappresentazione plastica che la somma dei “No” a Berlusconi non fa un governo.